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«Sì ai riti islamici in italiano»

«Sì ai riti islamici in italiano»

Musulmani e derive jihadiste, la posizione del M5S: «Bene l’integrazione e le espulsioni fondate»

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Sì al processo di integrazione delle comunità straniere in Italia, comprese quelle musulmane; potenziamento dei corsi di italiano per gli stranieri, con funzioni religiose tenute in lingua italiana; regolamentare i luoghi di culto islamici e disciplinare la natura giuridica delle moschee per renderle più controllabili.

Questi i punti su cui si fonda la visione del Movimento 5 Stelle di Ferrara sui rapporti tra le comunità islamiche presenti sul territorio e le comunità locali, nonché sui rischi di derive jihadiste e radicalizzazioni.

Un chiarimento sulle proprie posizioni all’indomani dell’espulsione del muratore albanese residente a Vigarano Mainarda Hidri Sajmir, perché ritenuto pericoloso dal Viminale sulla scorta degli elementi forniti dalla Digos di Ferrara. «Ci dichiariamo pienamente favorevoli a un decreto di espulsione, se basato su solide basi indiziarie - affermano i grillini - Siamo ben consapevoli che la lotta al terrorismo islamico deve concretizzarsi soprattutto per la prevenzione di possibili attentati che spesso sono la conseguenza di un percorso di radicalizzazione». Mal si concilia con gli obiettivi di integrazione, aggiungono i Pentastellati, «la frequentazione assidua e scientemente attuata su internet di siti vicini al radicalismo islamico che diffondono propagande jihadiste e "imprese" dell'Esercito Islamico». Si tratta «non solo un insulto alla nostra cultura ma anche una minaccia potenziale alla nostra sicurezza e incolumità».

Per approfondire le relazioni tra la comunità locale e quella islamica e le possibilità di integrazione, il M5S ha avviato diversi incontri con i rappresentanti ufficiali del Centro di Cultura Islamico di via Traversagno e dell'Associazione Pakistana Ferrarese che ha come riferimento la “moschea” di via Oroboni, entrambi usati anche come luoghi di culto.

Un dialogo diretto, «senza mediazioni o filtri ideologici e tanto meno prevenzioni o pregiudizi», e che ha contribuito a modellare la posizione del Movimento sul tema: «Siamo favorevoli al processo di integrazione e inclusione di tutte le comunità straniere presenti sul nostro territorio, incluse le comunità islamiche, e ci attiviamo politicamente per facilitare gli obiettivi di integrazione specificati negli atti costitutivi e negli statuti delle associazioni aderenti al Consiglio delle Comunità Straniere , istituito presso l'Assessorato alla Salute e Servizi alla Persona del Comune di Ferrara».

Elemento fondamentale dell’integrazione, sottolineano, è quello linguistico, considerando che molti immigrati musulmani hanno grosse difficoltà non solo con l’italiano, ma anche con la lingua di provenienza e molti pachistani di lingua Urdu non hanno dimestichezza con l’arabo e si avvalgono di un traduttore che sintetizza in italiano

«Abbiamo appreso dalla voce di un imam - riferiscono i Cinque Stelle - che i primi a beneficiare di funzioni religiose svolte in lingua italiana sarebbero proprio gli appartenenti alle comunità islamiche, che non si oppongono. È per questo che in molti Paesi - più avanzati dell'Italia sulle strategie di integrazione - si richiede che i corsi della lingua del paese di destinazione si svolgano già nel paese di provenienza. L'Italia si sta attrezzando poichè parte dei 38 euro giornalieri per immigrato, stanziati con fondi Sprar alle “solite e note cooperative”,viene infatti utilizzata per corsi di lingua italiana in loco. Siamo quindi favorevoli all'implementazione delle funzioni religiose in lingua italiana, anche per rendere le comunità islamiche più aperte, inclusive e monitorabili nei confronti di infiltrazioni jihadiste o derive di radicalizzazione dovute ai cosiddetti “imam fai da te”».

A questo si deve aggiungere, concludono, «un processo di regolamentazione dei luoghi di culto islamici, e poichè la Costituzione italiana prevede la libertà di culto, sarebbe opportuno disciplinare la natura giuridica delle moschee, con vincoli logistici, linguistici e di sicurezza che, nelle migliaia di garage ed ex officine usati ora nel nostro paese come luoghi di culto, non sono facilmente controllabili».

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