Ferrara città carissima per la spesa alimentare
In uno studio del Sole 24 Ore nelle classifiche sui beni alimentari di prima necessità è dietro solo a Rimini a livello nazionale. Osti (Confesercenti): non basta la liberalizzazione. Prudente l’assessore Serra
FERRARA. Ferrara risulta la seconda città più cara d’Italia per la spesa di beni alimentari. In base a una elaborazione effettuata dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, pubblicata il 15 agosto, basata sui dati di 60 città capoluogo di provincia estratti dall’osservatorio Prezzi del ministero dello sviluppo economico, nella classifica della spesa annua in base al prezzo medio, a Ferrara una famiglia può spendere fino a 4.461 euro, l’8,58% in più rispetto al 2011.
Oltre ad essere seconda in Italia, Ferrara - sempre in base a questa elaborazione sui prezzi - risulta settima nella spesa annua dei prodotti al prezzo minino (con una spesa di 3045 euro per famiglia), e ottava nella spesa dei prodotti di alta gamma, cioè al prezzo massimo, subito dopo Roma, con una spesa di 6282 euro a famiglia. Quello che balza all’occhio nelle tre classifiche è la presenza costante di Ferrara tra le città più care, e contemporaneamente la presenza di tre città della regione Emilia Romagna, (Rimini in testa, seguita a ruota da Ferrara e Ravenna) tra le più care nella classifica dei prodotti a prezzo medio.
Quale può essere una spiegazione del fenomeno? Secondo Alessandro Osti, direttore Confesercenti, «l’indagine su Ferrara mi fa fare qualche riflessione. La liberalizzazione non manca a Ferrara, esiste una rete di grande distribuzione per numero di abitanti, quindi mi viene da pensare che non abbia dato i frutti promessi. La nostra città è anche quella con la capacità di spesa più bassa; si tengono forse i prezzi più alti per avere una massimalità maggiore? Non manca la concorrenza, ma non basta per far sì che a Ferrara i prezzi siano calmierati.Un po’ sono stupito di questi dati. Avere i prezzi medi più alti dovrebbe essere un segnale per i politici, perché non è vero che basti la liberalizzazione. Inoltre - aggiunge il direttore di Confesercent i- questi grandi centri commerciali hanno svuotato il centro storico, e ammesso che si spenda meno, hanno però determinato altri fattori, come le problematiche in zona Gad o la desertificazione del centro. Questa classifica dovrebbe essere un monito per non ripetere in futuro queste scelte. Come Confesercenti già 20 anni fa siamo andati in Francia, dove questo fenomeno era presente e ci avvertirono di non fare lo stesso errore. E invece li abbiamo dovuti ripetere. Stupisce che i risultati della liberalizzazione e della concorrenza siano questi. Evidentemente come fattore di contenimento dei costi, non sono serviti», conclude Osti.
Diverse domande se la pone anche l’assessore al commercio Roberto Serra, «leggendo l’articolo mancano degli elementi per dare un giudizio con chiarezza. Forse è dovuto al fatto che qui la comunità cinese è inferiore rispetto a Milano? Come potrebbe essere anche che i cittadini ferraresi dedichino meno tempo rispetto a quelli di altre città come Milano, a studiare l’offerta migliore. Mi chiedo anche se le attività prese in esame hanno dipendenti o no. È chiaro che la presenza dei dipendenti determina altri costi. È troppo poco quello che si legge nell’articolo per esprimere un parere, prendo atto, ma non ho elementi per dare un giudizio ulteriore», conclude l’assessore Serra.
L’elaborazione del Sole 24 Ore è stata fatta su un paniere di 20 prodotti di prima necessità alimentare, e per ogni prodotto è stato calcolato il consumo medio di una famiglia. Una famiglia tipo consuma in media 15chili di riso, 178 Kg di pane,13 Kg di biscotti,75 kg di pasta di semola di grano duro,68 kg di carne fresca bovino adulto, 14 kg di prosciutto cotto,4 kg di tonno in scatola,151 litri di latte intero alta qualità,23 kg di yogurt da 125 grammi, 19 kg di parmigiano reggiano, 54 confezioni da 6 pezzi di uova di gallina,6 kg di burro,38 litri di olio d’oliva,6 kg di piselli surgelati,6 kg di spinaci surgelati,38 kg di pomodori pelati,3 kg di zucchero,120 tavolette da 100 grammi di cioccolato in tavolette,12 kg di caffè tostato,540 bottiglie da 1 litro di acqua minerale.
Veronica Capucci
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