Protestanti e battisti, pochi i musulmani
Dopo la permanenza a Ponte, spesso vengono destinati a Berra, Ospitale e Ostellato
Dopo un periodo che può variare da uno o due mesi gli ospiti delle Case di accoglienza vengono trasferiti in una struttura che può considerarsi “fissa” solitamente nella nostra Provincia (Berra, Ospitale, Ostellato ecc), dove rimarranno fino al momento in cui otterranno il regolare permesso di soggiorno: a quel punto potranno tentare di avere un futuro in Italia o cercare lavoro in un’altra nazione. I Paesi da cui provengono sono diversi: Gambia, Senegal , Costa d'Avorio, Nigeria, Sierra Leone, Togo, Congo, pochi dal Pakistan; sono quindi soprattutto francofoni e quindi in massima parte cristiani con meno difficoltà a imparare l'italiano, oppure se parlano inglese seguono principalmente la religione evangelica, battista e protestante, e in questo caso in Italia vengono accolti soprattutto dai Testimoni di Geova che parlano la loro lingua; sono pochi infine i musulmani.
«Il momento del trasferimento non è vissuto da tutti nello stesso modo - racconta Letizia Fioravanti insegnante di italiano con la quale i rifugiati hanno un rapporto costante e giornaliero - Alcuni arrivano addirittura a piangere perché qui si sono fatti degli amici che devono lasciare e perché devono andare in un luogo sconosciuto e ricominciare a socializzare con persone nuove. Altri invece lo vedono come un’opportunità, una tappa importante per raggiungere il traguardo della legalità, quel permesso di soggiorno importante perché la loro vita da clandestini diventi regolare e dia loro la tranquillità della permanenza».
Quando si spostano sono infatti in possesso di una cartella personale che li identifica sotto il profilo sanitario e legale. Contiene le loro foto identificative, il referto della prima visita medica, il verbale redatto della questura, i risultati degli esami del sangue e delle radiografie, un cedolino che sostituisce il permesso di soggiorno provvisorio. Nella nuova Casa il ritmo della loro vita prosegue come prima, fino a quando per qualcuno non si presenti la possibilità di qualche lavoro socialmente utile, come già sperimentato qualche mese fa, con la cura del verde in certe zone della città. (mar.go)
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