Vecchi dossier per Carife Si torna a parlare di Ubi
Data room riaperto e la popolare bergamasca viene di nuovo accostata a Ferrara Aperture allo shopping da parte del manager Massiah dopo il via libera dei test
Si riaprono i vecchi dossier per Nuova Carife. Dopo la riesumazione, sempre sotto forma d’indiscrezioni giornalistiche, dell’intervento nel capitale della banca “salvata” del Fondo interbancario di tutela dei depositi, non poteva mancare l’ipotesi di un rientro in campo di Ubi banca. È il Sole 24 Ore a riproporre questa possibilità, all’interno di uno scenario che rimette al centro delle strategie di Bankitalia e dell’Autorità di risoluzione la vendita a spezzatino delle quattro banche dopo il rigetto delle offerte sul pacchetto completo presentate dai due fondi Apollo e Lone Star. Dunque, secondo il quotidiano economico, è stata riaperto il data room delle quattro banche per consentire l’esame dei conti ad un gruppo d’istituti già coinvolti nella fase delle dichiarazioni d’interesse, ma che poi non avevano partecipato ai passaggi successivi. Si tratterebbe della Banca popolare dell’Emilia Romagna, accostata questa volta a Banca Marche e Banca Etruria, di Popolare di Bari che avrebbe rimesso nei radar Carichieti, e appunto di Ubi per Carife. È in realtà probabile che si stiano muovendo in questa direzione gli organi della risoluzione e forse lo stesso presidente Roberto Nicastro, cioè i venditori, che sono pressati dalla scadenza del 31 settembre imposta dall’Unione Europea e hanno bisogno di presentare per quella data quanto meno le prove di concrete trattative, oltre che di mettere pressione sui fondi per stimolarli a rilanciare le loro offerte.
Qualcosa, a dire il vero, è cambiato negli ultimi mesi anche per i potenziali acquirenti. Il passaggio degli stress test europei, anzitutto, è stato superato in maniera positiva, e proprio Bper e Ubi si sono riconfermati tra gli istituti più solidi d’Italia. Inoltre sembrano allungarsi i tempi delle operazioni strategiche di fusione tra i colossi, grazie all’irruzione del fondo Atlante che dovrà occuparsi anche del boccone più indigesto, cioè Mps. I prezzi dei quattro istituti in vendita, inoltre, sono in ribasso dopo la prima tornata di offerte inferiori a tutte le previsioni. In quest’ottica possono essere lette anche le caute aperture nei confronti di possibili acquisizioni, contenute nelle recenti dichiarazioni di Victor Messiah: «È sempre importante il ruolo che ci viene dato dai media, di ‘cavaliere bianco’ di una serie di complessità che ci possono essere sul mercato - ha detto il consigliere delegato di Ubi - Continuiamo a cercare delle situazioni di creazione di valore da poter proporre al nostro board». Va ribadito che per struttura industriale e copertura territoriale, la popolare bergamasca è senz’altro ben integrabile con la banca estense, vista la sua copertura molto debole dell’area emiliana ed in particolare di quella ferrarese. L’inserimento in un gruppo bancario darebbe infine un futuro certo, seppure tutto da disegnare, per filiali e dipendenti.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
