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West Nile, un nuovo caso nel Ferrarese

Alessandra Mura
West Nile, un nuovo caso nel Ferrarese

Ricoverato al Sant’Orsola di Bologna un anziano pescatore. Cinque malati in regione, è allerta

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FERRARA. Un anziano pescatore di Portomaggiore è ricoverato all’ospedale Sant’Orsola di Bologna per West Nile. Nella terra delle zanzare, i virus veicolati dal fastidioso insetto (zanzara tigre per Zyka, “culex” per West Nile) finora hanno “punto” due volte. A luglio era stato ricoverato a Ferrara un uomo di 60 anni che aveva “importato” il virus Zyka da Santo Domingo, ed era stato poi dimesso senza particolari complicazioni.

Ma se nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Cona - come spiega il direttore, il dottor Marco Libanore - al momento non ci sono pazienti affetti da alcuna di queste due patologie, il 9 agosto è arrivato al Sant’Orsola un anziano pescatore portuense affetto dalla versione neuroinvasiva della febbre West Nile, il cui decorso però ora è definito buono. Non è dato stabilire dove il paziente abbia contratto il virus: la sua attività di pescatore lo porta infatti a inoltrarsi in corsi d’acqua anche fuori provincia, spesso anche nel Bolognese, dove del resto si contano altri tre casi noti di West Nile in Regione, a cui aggiungere un altro paziente a Reggio Emilia. Numeri questi (la presenza di cinque casi di contagio umano con complicanze neurologiche) che fanno parlare di fase di allerta.

Ed è proprio in questo periodo di fine estate, da Ferragosto in poi, che è necessario tenere più alta la guardia. A veicolare entrambi i virus è appunto la zanzara, nelle varianti diurna (tigre) e notturna (culex). Le campagne larvicide e adulticide, particolarmente intense a inizio estate, non devono allentarsi con l’avvicinarsi di settembre perché, complice il caldo che spesso si “spalma” fino ad autunno inoltrato, non è rara l’insorgenza di positività anche fino ai primi di novembre. Lo conferma il fatto che i tre decessi per West Nile riscontrati nel Ferrarese qualche anno fa, avvennero proprio in autunno.

La prevenzione passa attraverso le banali misure di protezione dalla puntura delle zanzare e i sistemi per limitarne la proliferazione: dal controllo delle caditoie alla rimozione di contenitori di acque stagnanti (a cominciare dai sottovasi), accompagnati da accorgimenti come vestirsi di chiaro e utilizzare prodotti repellenti.

Il contrasto alla diffusione dei virus si è tradotto poi in un vero e proprio piano di sorveglianza basato sul controllo costante delle zanzare. Sono state posizionate diverse trappole per catturare esemplari adulti per un monitoraggio a campione mirato a verificare la presenza del virus. Nel caso della West Nile, portata dagli uccelli migratori, i controlli sono stati estesi appunto alla sorgente primaria, con la cattura a “random” di gazze e cornacchie, dove il virus può albergare fino a sei mesi.

Ma se il “serbatoio” della West Nile è di tipo animale, nel caso di Zyka è rappresentato dall’uomo, che rimane a lungo viremico. Il contagio tra umani avviene per via sessuale, per questo chi proviene da zone endemiche (soprattutto Brasile e Sudamerica), dovrebbe evitare rapporti non protetti per almeno tre mesi.

A rendere complicato riconoscere i due virus, è la tipologia di sintomi molto simili a quelli di una normale influenza (seppure fuori stagione) o comunque comuni con altre patologie. Nel corso delle ultime settimane alcuni viaggiatori di ritorno da zone di diffusione di Zyka si sono rivolti al reparto di Malattie Infettive del Sant’Anna proprio a causa di alcuni sintomi sospetti e sono stati sottoposti ai controlli.

Questi si basano sulla ricerca nel sangue del virus o dei suoi anticorpi attraverso un sistema di amplificazione denominato Pcr. I campioni vengono poi inviati all’Istituto di Microbiologia del Sant’Orsola di Bologna per essere analizzati, ma finora tutti i casi sospetti provenienti da Ferrara sono risultati negativi.

 

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