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La macchina del tempo della musica

Il sole bacia i belli, si dice, e allora non poteva esserci ripartenza migliore per questa settimana dei Buskers edizione 2016. Giornata splendida, cielo sgombro, pubblico folto già al primo...

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Il sole bacia i belli, si dice, e allora non poteva esserci ripartenza migliore per questa settimana dei Buskers edizione 2016. Giornata splendida, cielo sgombro, pubblico folto già al primo spettacolo. Un'edizione piacevolmente vintage. Anche se per la manifestazione di quest'anno (va detto, di straordinario livello musicale) la definizione è riduttiva, perché l'impressione è quella di una ubriacante, stordente macchina del tempo. Si va dal rock ’n'roll nel solco della tradizione dei Who Cares? al groove decisamente swing e folk dei Pavement Orchestra, ricchissima triade danese interprete di un rock polverosamente anni '50, per arrivare ai Los Boozan Dukes, che ci scortano per mano in una Dixieland anni '40 in cui, se si chiudono gli occhi, si può sentire lo scorrere lento e angoscioso del Mississippi; così come fa, con grande competenza, la Krakòw Street Band. Dall'altra parte della macchina del tempo ci sono quei pazzi della Mozartband che strapazzano il vecchio Wolfgang con esiti spettacolarmente dissacranti, e, infine, gli imperdibili No Funny Stuff che, con strumenti interamente autoprodotti, calcano con brillantezza classici moderni (anche inaspettati, come Lady Gaga) in una chiave anni '20. Se per voi la musica è anche divertimento, insomma, quest'anno ce n'è un po' per tutte le orecchie.

Riccardo Corazza

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