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cittadinanza attiva alla gad

Rigenerazione urbana con “Basso profilo”

di Gian Pietro Zerbini
Rigenerazione urbana con “Basso profilo”

Patitucci, presidente dell’Aps, spiega gli obiettivi dell’associazione per superare il degrado

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Manfredi Patitucci è il presidente dell'associazione “Basso profilo”, APS che si prefigge di diffondere le pratiche di cittadinanza attiva, valorizzare il patrimonio locale, impegnarsi per lo sviluppo sostenibile. "Basso profilo" è un modo di leggere la realtà urbana in grado di proporre strumenti progettuali partendo dalla piccola scala delle relazioni tra i cittadini. Con lui abbiamo approfondito il discorso della rigenerazione urbana, tema quanto mai attuale soprattutto in chiave Gad. Il recupero di un quartiere caduto in degrado.

Basso Profilo si occupa di rigenerazione urbana. Di cosa si tratta?

«In ogni città esistono aree che per vari motivi hanno assunto una connotazione negativa. La rigenerazione urbana è una pratica delle politiche di gestione urbana che legge ogni fenomeno urbano come una combinazione di fattori urbanistici e sociali che inavvertitamente nel tempo si sono stratificati a formare abitudini positive e negative. Adottando questi fattori come strumenti di lavoro la rigenerazione urbana si inserisce nei meccanismi della loro stratificazione, là dove si formano le abitudini, là dove cioè le abitudini possono essere ri-orientate e restituite ad un immaginario positivo».

Come si sviluppa?

«La pratica della rigenerazione urbana consiste nell'ideare progetti intorno a quattro punti cardinali: 1) ideazione di un insieme di differenti attività, che coprano i differenti problemi; 2) combinazione di molteplici capacità, con il coinvolgimento di diversi professionisti adeguati alla diversità dei temi; 3) creazione di sinergie, cooperazione e integrazione di quelle capacità; 4) potenziamento vicendevole delle singole capacità, grazie al perseguimento di un risultato comune».

C'è una precisa strategia in tutto questo?

«Si tratta di restituire l'intera città ad una sua infanzia, accompagnandola a rivivere un momento iniziale di curiosità nei confronti della sua parte che duole così che un rinnovato senso di familiarità e affezione possa aver inizio e possa mettere radici. Ripercorrere il processo che permette, quando si e' piccoli, di apprendere i nomi delle cose da cui poi prende avvio il loro uso nei tanti racconti della persona. Questo e' possibile forse soltanto creando racconti in cui una parte di città viene nominata come fosse la prima volta, non perché il nome sia nuovo, ma perché nuovo è il modo di pronunciare quel nome. Si tratta di permettere ad un'intera città di rinnovare la propria percezione nei confronti di una sua parte fino ad averne bisogno come parte essenziale della propria capacità di raccontarsi».

I risultati sono però a lungo termine...

«Sì, l'esito di un processo di rigenerazione urbana è a lungo termine, solo così può essere duraturo. Non un esito finale più o meno eclatante, ma esiti pazienti e progressivi che si potenziano vicendevolmente. Il valore di ogni evento dimora nel moltiplicarsi progressivo del valore di ogni singolo evento precedente. L'esito di un evento infatti si potenzia nel sedimentarsi sull'esito del precedente, prendendo via via una veste nuova: la veste di un'abitudine. Nel modo stesso in cui ogni attività viene progettata e condotta è custodito il valore del suo esito, perché quel modo stesso si presenta come occasione di socialità. Le diverse azioni infatti avvengono in termini di partecipazione, con il coinvolgimento di cittadini, amministrazione pubblica e istituzioni fin dal primo momento. Per questo ci vuole tempo».

Tempo inteso anche come strumento progettuale?

«Proprio così. È nella sedimentazione delle azioni condotte che avviene il potenziamento dei risultati ogni volta perseguiti ed è in tale potenziamento che avviene quell'auspicato consolidamento della relazione cittadinanza-amministrazione sulla quale soltanto può confidare il vero esito positivo di un processo di rigenerazione: la sua capacità di durata. Un tempo un po' più aperto rispetto al nostro ritmo quotidiano, tale da permettere il formarsi di un'abitudine e un'affezione nuove grazie alle quali le persone e una parte di città saldano, evento dopo evento, un nuovo patto di cittadinanza».

A che punto siamo ora con i progetti?

«Stiamo lavorando. Occorre affinare, all'interno del nostro bisogno di vedere un risultato immediato per ogni nostra azione, una capacità prospettica nella quale, qualcosa che non può essere progettato, ma solo accompagnato, come è il senso di appartenenza ad un luogo, trovi le proprie opportunità. Le occasioni di condivisione si sedimentano via via nella continuità di un progetto di rigenerazione urbana e tutti noi ci accorgiamo che stiamo vivendo, da un po' di mesi, una consuetudine d'uso inaspettata nei confronti di una parte di città che fino a poco prima sfuggiva persino allo sguardo. Un'abitudine nuova, di cui non sapremmo più riconoscere il momento iniziale -come non ricordiamo quando da piccoli abbiamo imparato il nome delle cose- restituirà alla città una sua parte con rigenerata unità sociale e riattivati processi economici».

Su cosa concretamente è impegnata l’associazione Basso Profilo?

«L'APS Basso profilo sta lavorando in questo modo alla Darsena di Ferrara con il progetto Smart Dock. Tattiche di riuso intelligente della darsena di Ferrara, progetto vincitore del bando dell'IBC, Istituto Beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna per il 2016. Un primo passo di un desiderio più ampio. Ferrara ha la fortuna di avere un'importante porzione di sè che vista dall'alto è un luogo unico: è il quartiere Giardino, la darsena di San Paolo, le Mura a Sud-Ovest, il futuro museo MEIS, ampi spazi verdi continui, prospettive visuali aperte e due oggetti focali vicini, l'ex Magazzino Fluviale Savonuzzi alla Darsena e l'ex Caserma dei Vigili del fuoco che, con i loro consorzi Wunderkammer e Grisù stanno potenziando, grazie alla loro diversità e specificità, un comune e solidale immaginario di rigenerazione urbana per una parte di città che sta cambiando».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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