Due appartamenti per altri diciotto rifugiati
Cinque saranno alloggiati in centro ad Argenta, altri tredici in via Cantalupo L’assessore Pamini: tutto in regola. Un residente: siano impegnati in progetti utili
ARGENTA. «Una scelta coscienziosa per un progetto di accoglienza che punta all'autonomia, anche se questa sarà una presenza temporanea». La sintesi riassume una lunga e dettagliata informazione data dall'assessore Samuela Pamini che ha esposto le ragioni per cui l'amministrazione comunale di Argenta ha scelto autonomamente di accogliere 18 nuovi profughi e alloggiarli in due appartamenti: cinque in centro, in via don Minzoni (sopra la Conad) e altre 13 persone in una casa isolata in via Cantalupo, tra Argenta e Boccaleone.
Due ore circa, ieri pomeriggio, sono state dedicate a ll’illustrazione di tutto l'iter che ha portato alla definizione del progetto di accoglienza: 120 minuti presidiati (era annunciata la presenza di Nicola Lodi, responsabile immigrazione Lega Nord) da agenti della Digos, carabinieri e polizia municipale. Ed è stato lo stesso assessore a spiegare i motivi della difficile scelta di via Cantalupo: casa isolata con pochi vicini attorno. Ma sull’abitabilità di questo edificio che il proprietario ha fatto ristrutturare a sue spese (un dettaglio su cui l'assessore si è soffermato a più riprese), Giuliano Mantovani, camionista residente a due passi della via, ha sollevato parecchi dubbi: «La vasca biologia era per 4/5 persone ora che ce ne sono 13, è stata sostituita? E poi: l'acquedotto è in regola?».
Per rispondere a queste domande l'assessore Pamini ha riferito di aver fatto effettuare un sopralluogo da tecnici comunali e che le certificazioni del proprietario ci sono tutte (Lodi, comunque, ha chiesto trasparenza per evitare un secondo caso Gaibanella).
Ma l’assessore Pamini, tornando sull'argomento accoglienza, con un sentito appello si è rivolta alla popolazione, al volontariato perchè questi giovani siano integrati senza scogli (c'è già un esempio con un giovane all'Argentana calcio). E visto che non può mandarli a lavorare, l'ipotesi è l'affiancamento con i nonni vigili, il pedibus, la fiera. Insomma, è risultato un assessore convincente, conscia di ciò che sta facendo e anche fiera che l'appalto l'abbia vinto la cooperativa Camelot.
I 18 giovani non sono sbarcati ieri ma sono di seconda accoglienza, cioè provengono da altri siti. Dopo l'illustrazione dei progetti da parte di Federico Tscalas, di Camelot, persino Nicola Lodi ha elogiato il lavoro dell'assessore al punto tale di suggerire il "modello Pamini" in tutta Italia portando ad Argenta (suggerimento accolto) i corsi di Italiano.
Nuovamente critico, invece, sul sistema «che è stato instaurato utilizzando questo meccanismo - ha detto Lodi -. Un meccanismo dettato più che altro dai grossi poteri economici. Un business che supera il superenalotto». Di qui l'invito all'assessore a trovare comunque una formula per tenere impegnati i profughi sia per renderli utili alla società sia per evitare gli “effetti collaterali” della mancanza di occupazione.
Tornando ai dubbi sollevati, Giuliano Mantovani ha chiesto ancora se c'erano altre case disponibili ma soprattutto, a Camelot, ha domandato costi e finanziamenti. «Oggi - ha infine svelato l'assessore Pamini - doveva essere l'open day in via Cantalupo ma visto il clima di questi giorni abbiamo scelto questa formula».
Giorgio Carnaroli
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