Facile prendere voti sui profughi
La Cgil: «Più serio anche se complicato fare buona accoglienza»
di CRISTIANO ZAGATTI*
In questo periodo stiamo assistendo con preoccupazione al dibattito politico che si è acceso in merito al tema dell'immigrazione e dell'accoglienza.
Ciò che sembra dominare è in primo luogo far prevalere il "tutti contro tutti", lo scontro tra i partiti, le manifestazioni contro le istituzioni, le grida del "prima i nostri e via loro", o ancora dichiarazioni forti che minacciano e accusano di essere "traditore" chi offre ospitalità.
Sorge spontanea una prima domanda: che cos'è davvero l'accoglienza?
E' una questione di coscienza, un dovere morale, un obbligo previsto dai trattati internazionali, un principio costituzionale, oppure non lo è? In relazione alle matrici culturali, in percentuali diverse, un po' di tutto ciò. Peccato che per racimolare voti utili per la prossima tornata elettorale, per alcuni sia più funzionale tradire questa coscienza, i principi e gli obblighi etici, morali, istituzionali, utilizzando espressioni folcloristiche per colorare il tutto.
Ricordiamo che è la stessa Costituzione Italiana, a stabilire all'art.10 il diritto di asilo per le persone alle quali "è impedito nel proprio Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche".
Seconda domanda: è importante definire quante persone che arrivano in Italia hanno davvero diritto ad ottenere la protezione internazionale, quando arrivano da Paesi solcati da carestie, fame e governati da dittature?
La risposta è piuttosto complessa e si intreccia, per esempio, con questioni proprie del sistema legislativo, lento nel riconoscere lo status di rifugiato (o che non permette lo spostamento dei richiedenti in altri paesi dell'UE e nemmeno il ritorno in quelli di provenienza), e una crisi senza precedenti, economica, sociale e culturale, che incrementa scontri tra identità e povertà.
Certo è che se invece di banalizzare i problemi asserendo con l'inganno che se "loro se ne andranno tutto sarà migliore", sfruttando paure e insicurezze, si cominciasse a ragionare e a utilizzare meglio le risorse a disposizione per l'interesse di tutti, costruendo un patto sociale con i cittadini stranieri, forse le cose potrebbero migliorare.
Se una parte degli sforzi prodotti per fare propaganda, fossero utilizzati da tutte le forze politiche per richiedere un potenziamento delle diverse attività svolte dai centri e dagli uffici preposti alla valutazione delle domande di asilo, forse si potrebbero accorciare i tempi di attesa per diventare regolarmente soggiornanti. Tempi durante i quali i richiedenti asilo possono al massimo offrire attività volontaria in lavori socialmente utili, ma non possono lavorare in regola o andare a cercare un lavoro più facilmente altrove, con il rischio di entrare in contatto con la criminalità organizzata, sempre pronta ad intercettare persone in situazioni di estremo bisogno.
Se davvero cominciassimo ad investire in percorsi ragionati e condivisi, atti ad evitare ingiustizie e scontri sociali, anche le risorse economiche utilizzate per l'accoglienza potrebbero giovarne, in termine di integrazione solidale e di accettazione vera.
Per la Cgil il punto politico è come si costruiscono i diritti globali. Forse ad alcuni conviene cavalcare la paura: è certamente più "facile" e cattura più voti, ma non porta niente di buono.
. *Per la segreteria
confederale Cgil Ferrara
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