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chiuse le indagini a padova

Anche due ferraresi nella banda delle rapine

Ci sono anche due ferraresi tra i componenti della banda che ora rischia di finire a processo a Padova per una serie di colpi in banche e gioiellerie tra il Veneto e il Ferrarese. Si tratta di Paolo...

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Ci sono anche due ferraresi tra i componenti della banda che ora rischia di finire a processo a Padova per una serie di colpi in banche e gioiellerie tra il Veneto e il Ferrarese. Si tratta di Paolo Paralovo, 45 anni, di Berra, ritenuto dagli inquirenti uno dei vertici del gruppo e, in posizione più defilata, Domenico Vitiello, 49 anni, di Ferrara con divieto di dimora nel Padovano.

Il pubblico ministero di Padova Benedetto Roberti ha chiuso l’inchiesta, atto preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio.

La banda, ora in parte agli arresti in parte sottoposta a misure restrittive più lievi, secondo gli elementi raccolti dagli inquirenti, spadroneggiava nell’Alta Padovana senza risparmiare incursioni fuori provincia tra Treviso, Vicenza e Ferrara, mettendo a segno (o tentando di farlo) colpi in banche e gioiellerie, rubando dove capitava (dalle abitazioni dei privati alle auto in sosta), spacciando droga. E bene attenti a non essere controllati. Christian Visentin, ritenuto il capo indiscusso del gruppo, era così consapevole del rischio da pedinare i carabinieri per individuare le “auto civetta”, quelle impiegate per le indagini senza segni distintivi. Visentin aveva sviluppato un’autentica ossessione per le bonifiche dei veicoli a bordo dei quali conversava con i suoi sodali decidendo obiettivi e strategie. È andata male: alcuni gps, piazzati e mai scovati, hanno consentito la raccolta di prove importanti.

Le “doppiette”, espressione gergale con la quale erano indicate le rapine nelle conversazioni sempre in “codice”, sono state messe a segno il 16 febbraio 2015 nella filiale Monte dei Paschi di Siena a Cittadella (50 mila euro); il 30 marzo nella gioielleria "Cinzia" a Mirabello nel Ferrarese; il 22 aprile nel Credito Valtellinese a Cittadella. Ampia la serie dei furti contestati alla banda: il 29 aprile auto (a Tezze sul Brenta) e attrezzi da lavoro (a Castello di Godego); tra maggio e agosto altri furti di auto come in una casa a Resana.

Le indagini di procura e carabinieri avevano permesso di ricostruire l’organizzazione e i movimento della banda: diversi arresti erano scattati a giugno e ora, a tempo record, il pubblico ministero ha chiuso l’inchiesta e si prepara a richiedere il processo.

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