Più differenziata e di qualità migliore
Sono buoni i risultati dell’esperimento di Castelfranco. Ma a Ferrara c’è meno tempo
Aumento della raccolta differenziata dei rifiuti in alcune zone di oltre il 20% in un anno, arrivando a toccare punte dell’84%. È questo il risultato più significativo della sperimentazione dei cassonetti a calotta con tessera a Castelfranco Emilia, il comune modenese che Tiziano Tagliani e Hera hanno preso a modello per la rivoluzione dei rifiuti a Ferrara. Il motivo è presto spiegato: i cittadini sono spinti a produrre meno rifiuti indifferenziati, che “costano” in quanto peseranno sulla tariffa una volta completata la fase sperimentale. Non solo, anche in termini qualitativi a Castelfranco c’è stato un significativo miglioramento: nei contenitori dedicati alla carta, ad esempio, la percentuale di rifiuto non idoneo (organico, indifferenziato o altro) è inferiore al 5%. Significa che il nuovo sistema è in grado di stimolare l’applicazione degli utenti, che “ripuliscono” con maggiore efficacia il rifiuto differenziato.
La sperimentazione di Castelfranco calza a pennello per Ferrara. Anche nel Modenese, infatti, sono state scelte aree sperimentali, Gaggio e la Mezzaluna, per un totale di circa 2mila utenze, nelle quali introdurre in prima battuta i cassonetti “intelligenti”, in grado di riconoscere l’utente e tracciarne i conferimenti attraverso l’utilizzo della tessera per i servizi ambientali. E il Comune ha già deciso di estendere a tutto il territorio la sperimentazione, con l’obiettivo d’introdurre la tariffa puntuale nel 2018. La principale differenza tra le due situazioni, Ponte e Castelfranco, sta nelle tempistiche. La sperimentazione modenese è partita nel novembre scorso, dopo una capillare campagna informativa con assemblee e porta a porte dei tutor di Hera, mentre quella ferrarese dovrebbe durare solo un paio di mesi. Evidentemente Palazzo Municipale e la stessa Hera ritengono che sia un periodo sufficiente a testare il nuovo sistema.
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