«Ciao Sergio, amavi la buona politica»
È morto a 61 anni Graziani, dirigente dell’Ipercoop Era stato consigliere comunale del Pci. Il ricordo degli amici
È morto a 61 anni Sergio Graziani, stimato dirigente dell’Ipercoop. Nel mondo della cooperazione era entrato da giovane accantonando, se così si può dire, l’impegno diretto nella politica. Anche se le persone come lui, la politica - la buona politica - l’avevano nel sangue indipendentemente dal tipo di attività e di lavoro svolti. Era stato segretario comunale della Fgci negli anni Settanta, quando l’organizzazione giovanile del Pci poteva contare su migliaia di adesioni. Nel 1975, a vent’anni, era stato eletto consigliere comunale a Ferrara. Roberto Cassoli, dirigente del Comune ora in pensione, se ne ricorda bene: «Ho conosciuto Sergio tanti anni fa durante uno dei periodi più belli, eravamo molto giovani, e ci sentivamo protagonisti dei cambiamenti. Ci siamo passati il testimone della segreteria comunale della Fgci di Ferrara, con la sua elezione nel consiglio comunale. Due caratteristiche di Sergio erano la bontà e l'impegno che lo ha accompagnato nelle sue successive attività, in particolare nel mondo della cooperazione».
Graziani circa due anni fa era stato colpito da una dolorosa e inesorabile malattia, di cui aveva piena consapevolezza. Sapeva anche che era arrivato il momento di morire. Su Facebook aveva cambiato non casualmente la foto del profilo come segnala Cassoli: «Qualche giorno fa è apparsa questa tua ultima foto, con quella mano alzata quasi a salutarci. Ciao Sergio non aggiungo altro oggi mentre scrivo queste poche righe». Poi si rammarica perché non potrà essere presente ai funerali che si terranno domani alle 11.15 nell’Aula del Commiato della Certosa.
Di Sergio Graziani ha diffuso un bel ritratto Fiorenzo Baratelli: «Personalmente sono onorato di essere stato il segretario della Fgci che lo aveva, giovanissimo, tra i suoi migliori iscritti e militanti».
«Sergio era una persona buona - scrive sempre il direttore dell’Istituto Gramsci - certo, era anche intelligente e capace. Le sue qualità professionali erano note a tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerlo nello svolgimento del suo lavoro di dirigente dell'Ipercoop. Ma era soprattutto una persona buona, gentile, generosa. Dignità era l'altra sua caratteristica. Non alzava mai la voce. Non era arrogante. Ascoltava e sapeva dialogare con tutti. Ma aveva idee e valori chiari e forti che ha onorato con un'esistenza coerente e sempre disponibile alla riflessione critica e autocritica».
I tratti del suo carattere non sono stati violati dal male. Baratelli parla di «dignità per il coraggio che ha mostrato nel vivere il tempo di una malattia terribile all'insegna di una sobrietà che per chi lo ha incontrato è stata una testimonianza indimenticabile. Fino all'ultimo ha mostrato un attaccamento alla vita e un interesse per tutto ciò che accadeva nel mondo e fuori di lui, a conferma che il suo impegno civile e politico è sempre stato autentico e profondo». (m.p.)
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