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I prezzi troppo bassi mettono in crisi il settore dei cereali

I prezzi troppo bassi mettono in crisi il settore dei cereali

Confagricoltura stima perdite da 100 a 300 euro l’ettaro Scaramagli: serve un piano nazionale per il rilancio

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Confagricoltura pone di nuovo l'accento sulla grave situazione del comparto cerealicolo. Sul grano le aziende agricole soffrono di una perdita economica che va da 100 a 300 euro a ettaro causata dai prezzi troppo bassi. «Quasi mai ci si è occupati veramente delle colture definite commodity, eppure proprio i cereali rappresentano la vera spina dorsale della nostra agricoltura. Fino a oggi la politica agricola italiana ha sempre marginalizzato impegni e risorse per i cereali e le colture estensive in genere». Così parla Enrico Gambi, presidente della Federazione Nazionale Cereali Alimentari di Confagricoltura, ribadendo che «anche per quanto riguarda la materia prima nazionale occorrono regole certe e condivise da tutta la filiera, soprattutto nei casi di massima tensione dei mercati. Quest'anno si è evidenziata una crisi che è non solo italiana, ma prima di tutto internazionale; il problema per quanto riguarda il nostro Paese è anche legato anche al fatto che il mercato del grano è in mano a pochi soggetti che hanno approfittato di questa congiuntura negativa e di un'offerta di frumento duro e tenero ancora non organizzata da parte dei cerealicoltori italiani. L'agricoltura del nostro Paese non può prescindere da uno sviluppo della sua cerealicoltura». «Una seconda priorità riguarda l'ammodernamento dei centri di raccolta dei cereali, occorre valorizzare al meglio la qualità dei cereali a cominciare dalle buone modalità di conservazione». Secondo Confagricoltura Ferrara «un altro punto da affrontare è quello del rispetto delle regole fitosanitarie per il prodotto proveniente dall'estero. La raccolta del 2016 è stata molto generosa, con 5,5 milioni di tonnellate è la più abbondante degli ultimi dieci anni, così l'industria molitoria potrà ridurre l'importazione dall'estero; ma c'è troppa speculazione finanziaria sulle materie prime, non c'è regolamentazione e ancora troppo import da Paesi extraeuropei dove vengono tuttora usati prodotti fitosanitari vietati in Italia già da molti anni. Inoltre tutte le importazioni a tasso zero vanno a fiaccare un comparto già penalizzato, gravando sulle aziende e compromettendo l'occupazione». Interviene anche Pier Carlo Scaramagli, presidente di Confagricoltura Ferrara: «Nella nostra regione, dove sono ben 140mila gli ettari coltivati a grano tenero e 65mila a grano duro, i conti non tornano perché il sistema agricolo non può sopportare quotazioni di mercato così basse; il comparto deve essere messo nelle condizioni di generare valore e reddito e invece questo non accade, infatti il grano italiano è pagato meno di quello importato. La produzione di grano della regione ha registrato valori proteici e peso ettolitrico medi fra i più alti in Italia, sia per il grano tenero che per il duro. Stiamo producendo grano di qualità ma il prezzo che viene riconosciuto agli agricoltori è lo stesso di 30 anni fa. Le istituzioni devono lavorare a un piano cerealicolo nazionale, dando vita a un tavolo di filiera con l'obiettivo di responsabilizzare gli operatori a una equa ripartizione della redditività».

Andrea Tebaldi

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