Solidarietà ferrarese. Dalle retrovie al fronte
Viaggio a Montegallo nei campi allestiti dalla colonna mobile emiliana. Nelle zone rosse lavorano vigili del fuoco e uomini della Cri
Il fronte è trenta chilometri di curve e saliscendi oltre: Arquata, al bivio con la Salaria, e avanti lungo l’antica consolare che attraversa Pescara e Accumoli, fino al bivio per Amatrice. Da qui serviva più di un’ora per raggiungere l’hotel Roma e la sagra dell’amatriciana annunciata per questo fine settimana da un manifesto che campeggia a bordo strada, ignaro dell’apocalisse. Indicazioni che non hanno più un senso: l’ultima salita è franata e sbarrata, il centro storico non esiste più.
C’è una guerra, laggiù; e queste sono le retrovie. Montegallo, meno di 600 abitanti sparsi in 23 paesini in provincia di Ascoli Piceno, è la realtà presa in carico dalla colonna mobile dell’Emilia, con un contingente dell’Associazione alpini di Cento partito subito e una squadra ferrarese dell’Associazione carabinieri attesa per giovedì. Il Comune non ha pianto morti né feriti gravi, neppure nelle contrade più vicine all’epicentro: gli anziani del posto dicono che sia stato il Monte Vettore a far da scudo all’onda assassina.
Io arrivo di prima mattina, ieri (sabato 27 agosto), aggirando l’area per lasciare a chi ha urgenze la via diretta alle zone rosse. Arrivo dalla frazione di Uscerno, dove gli emiliani hanno il quartier generale, che ha tutte le case in sesto e solo le tende blu ad indicare che mercoledì notte è stato un inferno. Decine e decine di persone non se la sentono di tornare a dormire sotto un soffitto e dopo l’ultima notte che ha pericolosamente avvicinato le scosse più forti altri ci hanno rinunciato. All’interno di molte abitazioni si sono aperte grosse crepe, raccontano le donne del paese davanti al bar in cui gli emiliani scoprono il gusto della mortadella tagliata spessa come una braciola e cotta alla griglia.
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Case ufficialmente inagibili non possono esserci perché non sono ancora partiti i controlli; in mancanza la burocrazia municipale si è arrangiata con un’ordinanza salva-coscienza che in via precauzionale vieta l’ingresso a tutti gli edifici, sull’intero territorio comunale. Nessuno che la rispetti. Ed è sotto gli occhi di tutti: finestre dietro cui passano massaie alle prese con la cucina e le pulizie, negozi aperti, la fila in macelleria, il ristorante che alle 10 espone il cartello “oggi funghi”. Solo le chiese sono state transennate, dopo che l’antica Santa Maria in Pantano, sul crinale del Vettore, ha perso la campana, precipitata a terra in un ruzzolare di pietre.
Non c’è da scavare, nelle retrovie, ma da tirar su alloggi: i 200 posti letto organizzati stanno terminando ed altre tende arriveranno da Ascoli. Saranno montate nel campetto sportivo di Uscerno poco oltre la curva della provinciale chiusa prima e dopo il paese e diventata il campo dei volontari che si allarga sul prato fino all’orto di pomodori. Il secondo campo per i terremotati, a Balzo, la frazione capoluogo, è nato in un campeggio turistico, con le colonnine di elettricità e le prese d’acqua. All’ora di pranzo le cucine danno da mangiare a 400 persone tra residenti e volontari.
«Qui non ci sono lutti, ma c’è bisogno di assistenza, soprattutto psicologica» dicono i professionisti della Protezione Civile, e con l’esperienza di un secondo terremoto altrettanto distruttivo a giorni di distanza, nel 2012, si preparano. «L’Italia si riempie la bocca di prevenzione, cosa è la nostra se non prevenzione? Adesso siamo preparati a tutto, anche al peggio».
Approntati i due campi e il quartier generale, la metà dei volontari, con i ferraresi, è tornata indietro. Ma un centese è rimasto, il camionista che sta spostando una pila di travi con il muletto. Mercoledì ha consegnato il suo carico ed è partito per le Marche, e con lui idraulici, elettricisti, esperti del movimento terra di cui c’è estremo bisogno perché tra queste colline scoscese anche lo spazio per le tende va spianato.
Nel campo di Balzo, il responsabile Filippo Pecorari, di Finale Emilia, dà indicazioni per realizzare un presidio di volontari e verifica l’elenco degli estintori; i picchetti sono stati evidenziati con il nastro bianco e rosso ed anche la raccolta differenziata è organizzata. Praticità emiliana. La stessa, spiccia - racconta radio campo - che ha fatto desistere il sindaco dall’idea di mettere amici suoi nel posto assegnato a due dializzati.
Dalle retrovie al fronte. Due ragazzi della Croce Rossa ferrarese sono stati distaccati ad Arquata, dove il terremoto ha fatto decine di vittime. A Capodacqua scavano i Vigili del Fuoco partiti dal comando di via Verga. Per chi è in prima linea e per chi a Montegallo lo stesso titolo di alfieri di una comunità solidale, dal cuore grande. Quella che a caldo è corsa ad organizzare decine di raccolte di generi di prima necessità, che almeno serviranno a riempire i magazzini della Protezione Civile, la stessa che ora finanzia leraccolte di fondi. E ne propone, indirizzando verso Rieti ed Ascoli il ricavato di feste e iniziative, dando una percentuale di incassi. Che bel segnale sarebbe se le diverse sottoscrizioni puntassero ad un unico, concreto obiettivo, se le associazioni scegliessero assieme cosa finanziare con i soldi raccolti. Assieme hanno la forza di individuare un progetto, promuoverlo e realizzarlo, per poter dire che l’ha fatto Ferrara. Che è un dono dei ferraresi tutti.
Buona domenica.
Luca Traini
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