«Sistema a calotta, le strade si riempiranno di pattume»
Ferrara, in molti citano l’esperienze di Poggio e Bondeno: troppi problemi. Tra i suggerimenti c’è la riduzione degli imballaggi
FERRARA. La valanga di commenti on line alla notizia dell’arrivo dei cassonetti dei rifiuti chiusi con tessera, a partire da Pontelagoscuro e nel 2017 in tutta la città, è significativo dell’attenzione con la quale i ferraresi seguono l’annunciata rivoluzione. Passare dallo smaltimento libero di quanto prodotto in casa e negli uffici, ad un sistema rigido sul fronte dei rifiuti indifferenziati, la cui produzione andrà ad incidere sulla tariffa, è a quanto sembra fonte di notevoli preoccupazioni per motivi diversi, dei quali Hera e Comune faranno bene a tener conto nella massiccia campagna informativa che sarà messa in campo in autunno per la sperimentazione nella frazione lungo il Po.
I temi toccati nei commenti si possono ricondurre a tre filoni. Il primo, e di gran lunga più consistente, è il rischio di una reazione negativa da parte degli utenti costretti a sottostare al principio “chi più produce (indifferenziata), più paga”. «Il risultato sarà che i fossi e l’argine del fiume si riempirà di sacchetti di rifiuti» è la convinzione della maggioranza dei commentatori di Facebook. A supporto di questo timore ci sono le vicissitudini degli stessi pontesani, che in questi anni hanno visto salire gli abbandoni d’immondizia nelle loro strade e hanno visto i loro cassonetti riempiti di rifiuti provenienti da Santa Maria Maddalena, dove la raccolta stradale è stata soppressa da diversi anni. Segnalazioni di questo genere arrivano anche da Cona, altra zona di confine verso zone a differenziata spinta. E c’è chi scommette su di un Barco sommerso di sacchetti di rifiuti, una volta partita la sperimentazione a Ponte.
Poi c’è il filone del «da noi già succede...», ed il riferimento è in particolare alle aree Cmv e Area già dotate di vari sistemi di raccolta rifiuti che fanno a meno dei cassonetti “liberi”. A Poggio Renatico, in particolare, è stato addirittura costituito un comitato civico che segnala, dopo quattro anno di pratica, «tessere che non aprono le calotte» e «più aperture segnate in bolletta di quelle effettuate». Il sistema delle calotte sui cassonetti dell’indifferenziato, infatti, prevede il calcolo dei conferimenti non in base al peso, ma al numero delle aperture delle calotte stesse, che hanno una portata di venti litri attribuita interamente al titolare della tessera con la quale vengono attivate. La vox populi insiste anche sugli inceppamenti ricorrenti del meccanismo di apertura delle calotte. «Argini e fossi pieni di sacchi di pattume» vengono segnalati anche nel Bondenese, e ci sono lamentele per la complessità del sistema di raccolta differenziata anche da Argenta.
Il terzo filone è quello dei contributi propositivi e magari un po’ polemici. «Ci sono troppi inutili impacchettamenti e contenitori che non possono essere riutilizzati» è la richiesta ai commercianti, in particolare per quanto riguarda frutta e verdura, «quando faccio la spesa alla fine ho più rifiuti che cibo». C’è chi pone il problema delle imprese di pulizia che lavorano in condomini e uffici: quante tessere dovranno avere per smaltire tutto? E chi propone di mettere le calotte sui cassonetti della differenziata, e fare lo scontro in base ai conferimenti di materiale riciclabile, invece di aggravare la bolletta di coloro che produrranno troppo indifferenziata.
Hera e Comune hanno tempo fino a novembre.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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