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L’empatia di Sergio Graziani

L’empatia di Sergio Graziani

Tantissime persone e tre sindaci per il laico addio al dirigente dell’Ipercoop

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«Sono una persona empatica». Sergio Graziani aveva dato di sé questa indovinata e calzante definizione che è stata condivisa dalle tantissime persone che ieri mattina si sono ritrovate nell’Aula del Commiato della Certosa. La frase è contenuta nel diario in cui Graziani riportava le riflessioni dopo gli incontri con lo psichiatra successivi alla diagnosi della malattia, un’aggressiva patologia neurodegenerativa che gli ha tolto ogni speranza di vita, ma non la voglia di vivere nè il garbo con cui ha vissuto per 61 anni. Alcune delle pagine di questo diario la moglie Monica Indelli le ha condivise - commuovendo fino alle lacrime - con il pubblico di amici, di colleghi, di persone con le quali Sergio aveva instaurato legami che hanno resistito all’usura del tempo. Il diario è stato anche il regalo alla moglie per l’anniversario di matrimonio, per «i venti anni più belli della mia vita».

Prima della moglie Monica erano stati in tanti a parlare di Sergio, dalla vicina di casa Mara Salvi a Tino Cesari, che lo conosceva dai tempi di Coop Ferrara, dagli amici Barbara Celati, Carlo Occhiali, Fiorenzo Baratelli, Alberto Vergine, Giacomo Battara...a don Andrea Zerbini, che non si è fatto specie di parlare a una cerimonia laica. Chiunque abbia incontrato Sergio Graziani e in qualsiasi ambito - di lavoro, di partito, di amicizia, di cooperazione - sia avvenuto l’incontro ha detto di aver conosciuto una persona buona, generosa, integra. Poi è arrivata la sua definizione di «persona empatica» a chiudere il cerchio, a confermare le sensazioni e le percezioni dei tanti narratori della sua vita. Tra le pagine del diario in cui Sergio Graziani si guarda dentro per trovare il senso della sua vita e la forza per affrontare l’ultimo tratto, dice di sé di essere una «persona modesta». Chissà quale era la sua smisurata pietra di paragone se è arrivato a classificarsi nel gradino della modestia. Baratelli l’ha collocato in quello della “meglio gioventù” che ha aspirato a cambiare il mondo, un piedistallo sul quale Sergio Graziani può stare a buon diritto.

All’Ipercoop Graziani era responsabile del Filo Diretto, l’ufficio che interloquisce con il cittadino consumatore che reclama, protesta, suggerisce idee, avanza proposte. Molti dei fili che Graziani ha tessuto con la sua capacità di entrare in empatica relazione con gli altri, costituivano l’ordito che ha tenuto insieme le persone che si sono ritrovate ieri in Certosa: una trama di rapporti di cui la contemporanea presenza di tre sindaci - Radames Costa, Roberto Soffritti, Tiziano Tagliani - è solo una parziale ma indicativa attestazione.

Marcello Pradarelli

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