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Un’indagine anche dell’Antiterrorismo

Un’indagine anche dell’Antiterrorismo

Gli atti della procura di Bologna su Sajmir Hidri, espulso dal ministro Alfano. E adesso il legale studia il ricorso al Tar

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VIGARANO MAINARDA. Il ricorso è quasi pronto e il termine scade alla fine di settembre per essere depositato al Tar contro l’espulsione per la sua «pericolosità sociale» dovuta al fanatismo verso l’Isis, di cui è stato accusato. Sarà decisa solo allora la sorte di Sajmir Hidri, l’imprenditore edile albanese di 34 anni, residente a Vigarano e titolare della "Alba Costruzioni 1999", oggi espulso in Albania e che non potrà più rientrare in Italia per 15 anni come disposto dal Ministero degli interni, con un atto che porta la firma del ministro Alfano.

Secondo il ministero, Hidri aveva avuto rapporti «con soggetti noti per aver assunto posizioni religiose radicali in favore del jihad, alcuni dei quali già espulsi dall'Italia per motivi di sicurezza dello Stato» e in seguito aveva «avviato una scalata ai vertici del Centro di cultura islamica di Ferrara (quello di via Traversagno, ndr), assumendone la presidenza (ma come già riportato più volte la circostanza non è stat confermata nè dal presidente, Osama Murshed, tantomeno dall'imam, Mohammed Ibrahim)».

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Comportamenti radicali che hanno fatto emergere segnali di «fanatismo» e da qui l’atto di tutela del ministero, stilato sulla base degli ultimi accertamenti della Digos, attivati da indagini in corso dai primi mesi dell’anno dalla procura di Bologna, ufficio antiterrorismo. Il legale di Hidri, Alberto Bova, sta raccogliendo gli atti per stilare il ricorso al Tar ma il provvedimento di espulsione non è il solo procedimento a suo carico, perchè come spiegava il suo legale l’inchiesta aperta dalla procura bolognese ha sondato anche l’aspetto penale del presunto fanatismo di Hidri.

Era infatti già finito nel mirino dell’Ufficio antiterrorismo della procura bolognese per aver navigato in internet, collegandosi con siti legati al fanatismo islamico, aveva subito una perquisizione in casa e quindi il sequestro del computer. Dalle indagini informatiche che sono seguite, per gli inquirenti che hanno verificato gli accessi informatici, sono stati registrati contatti con persone ritenute altamente pericolose e questo lo ha portato ad essere indagato. Ora Hidri attende anche la chiusura di questa indagine, in cui secondo il legale non vi sarebbero rilievi, confidando pertanto in una archiviazione. (d.p.)

 

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