Muore anziana, dieci medici indagati
La donna, ospite della casa protetta di Portomaggiore, operata due volte a Cona e trasferita alla clinica di Ferrara Quisisana e Argenta. Ai familiari veniva detto: "Tutto bene"
FERRARA. Era ospite della casa protetta “Carlo Eppi” di Portomaggiore quando le sue condizioni si sono aggravate, all’insaputa dei familiari, costringendo i medici a sottoporre l’anziana ospite a interventi chirurgici d’emergenza al piede sinistro pregiudicato da una cancrena: dopo un primo intervento a Cona, l’anziana era stata trasferita alla casa di cura privata “Quisisana”, quindi un secondo intervento, sempre a Cona, e infine l’ennesimo trasferimento alla Lungodegenza all’ospedale di Argenta dove Clide Fabbri, 91 anni, è morta il 9 agosto scorso.
Raffica di avvisi. Ora la procura cittadina dopo la segnalazione-denuncia dei familiari dell’anziana ha aperto un’inchiesta ed inviato avvisi di garanzia per concorso in omicidio colposo e indagato per atto dovuto dieci tra medici e sanitari: 4 della Quisisana, tre dell’ospedale di Argenta, due dell’ospedale di Cona e uno della casa protetta “Eppi” di Portomaggiore.
Domani l’incarico. Una decisione adottata dalla pm Barbara Cavallo che ha indagato tutti i sanitari che hanno preso in carico l’anziana dalla fine di luglio fino al decesso, notificando loro per domani, 1 settembre, l’avviso dell’udienza per il conferimento dell’autopsia al medico legale Rossella Snenghi. Il medico legale incaricato dalla procura - dopo l’incarico che le verrà dato domani, alla presenza di difensori e tecnici degli indagati (Marzola, Linguerri, Ciaccia)- dovrà indicare o escludere responsabilità mediche nella assistenza della paziente.
Quali le cause del decesso. Dovrà individuare soprattutto come e perché è morta l’anziana, individuando i possibili collegamenti tra quanto fatto e non fatto nell’attività medica e la morte, avvenuta dopo una lunga catena di interventi sanitari per attenuare una situazione tuttavia già compromessa fin dall’inizio, dopo la permanenza nella casa di cura di Portomaggiore. Non a caso il primo esposto che i familiari hanno inoltrato alla procura, assistiti dall’avvocato Silvia Gamberoni, si concentra sulla assistenza fornita alla casa di cura Eppi di Portomaggiore alla anziana, ospite della struttura residenziale per anziani fin dal 2014.
Parenti non informati. I familiari infatti hanno lamentato di essere venuti a conoscenza della situazione compromessa - il problema al piede sinistro - solo all’ultimo momento, nella necessità di amputare per la cancrena che si era manifestata.
La verità sul decesso. Occorrerà far luce anche su interventi e assistenza che tra una struttura e l’altra, che hanno visto come epilogo il decesso. Sul quale vi sono molti aspetti da chiarire e che hanno portato a bloccare i funerali da 20 giorni.
Funerali bloccati. Tanto che all’agenzia di pompe funebri di Argenta e al Comune stesso, che attendevano la chiusura delle pratiche per il funerale, si dicono da giorni che sorpresi di questo ritardo. Spiegato ora con il fatto che solo domani verrà incaricato il medico legale per eseguire l’autopsia, per poi poter dare il nullaosta, finalmente, alla sepoltura dell’anziana.
Febbre, tosse e poi... Che a luglio aveva accusato una grave tosse e forte febbre, diagnosticata come broncopolmonite. Ma oltre questo, il personale sanitario - a detta dei familiari - non avrebbe mai informato delle condizioni che si aggravavano e che avevano portato ai problemi al piede sinistro. Da qui i dubbi, poi l’esposto, quindi la decisione della procura, prima di sequestrare tutte le cartelle cliniche legate alla paziente, nei vari passaggi tra i 4 ospedali.
Cause e responsabilità. E poi l’atto più importante per chiarire cause e responsabilità (anche escluderle), l’autopsia fissata per domani. Cui sarà presente la famiglia con legale e tecnico: «Il primo punto da chiarire - spiega l’avvocato Gamberoni - è quanto sia avvenuto all’interno della casa protetta e perchè non sono stati informati i familiari adeguatamente dell’aggravamento che ha portato alle amputazioni. E perchè quando andavano a trovare la propria cara, a loro i sanitari dicevano: “tutto a posto”».
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