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«Nessuna trasparenza nelle procedure di cessione dei quattro istituti»

«Nessuna trasparenza nelle procedure di cessione dei quattro istituti»

Dovevano essere «aperti, trasparenti, non discriminatori e competitivi». Ma i procedimenti a presidio della cessione delle quattro nuove “good bank” (Nuova Carife, Nuova Banca delle Marche, Nuova...

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Dovevano essere «aperti, trasparenti, non discriminatori e competitivi». Ma i procedimenti a presidio della cessione delle quattro nuove “good bank” (Nuova Carife, Nuova Banca delle Marche, Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio e Nuova CariChieti) hanno dimostrato di essere l’opposto. L’allarme arriva dalle segreterie degli organismi aziendali Fisac/Cgil dei quattro istituti di credito, ripercorrendo le ultime tappe di un percorso caratterizzato invece - accusano - da uno spiccato ermetismo. L’ultimo esempio risale al 22 luglio, quando una nota di Bankitalia ha dato notizia dell’arrivo di “tre offerte economiche impegnative” nell’ambito della procedura per la cessione dei quattro nuovi istituti credito, assicurando che “ulteriori comunicazioni seguiranno all’esito delle valutazioni”. Peccato che di quelle “ulteriori comunicazioni” non si sia avuta traccia, lamenta la Fisac Cgil, sottolineando che solo dalla stampa è stato possibile apprendere gli sviluppi del processo di cessione avviato il 19 gennaio, quando Bankitalia pubblicò l’invito per le manifestazioni di interesse. Da allora c’è stata l’entrata - e la repentina uscita - di scena dei fondi esteri di private equity, le cui offerte sono state respinte per insufficienza del prezzo ed errori di formulazione delle proposte. Ne è seguita la riapertura dell’asta e «si sono affacciati soggetti che finora non avevano manifestato interesse». Tutto questo evidenzia, attacca il sindacato, «una gestione della crisi che mette in discussione l’economia e l’occupazione nei territori coinvolti e che rischia di pesare sui bilanci 2016 delle banche italiane, nonostante l’entità dei provvedimenti assunti dal Governo a sostegno dell’intero sistema bancario». Un “thriller finanziario” che, oltre a smentire i “procedimenti aperti, trasparenti, non discriminatori e competitivi”, non dà garanzie a imprese, famiglie ed economia reale dei territori coinvolti, nè sul fronte dell’occupazione e delle condizioni di lavoro.

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