Quegli angeli del fuoco che salvano le vite in mare
Viaggio nel presidio dei vigili dove si coordinano le azioni più impegnative Potenziati i mezzi a disposizione grazie all’ok della direzione regionale
PORTO GARIBALDI. Non sono solo gli “angeli del fuoco” i pompieri, poichè intervengono in una gamma molteplice di situazioni di pericolo, ad esempio scavando anche a mani nude tra le macerie, come è avvenuto nei luoghi duramente colpiti dal terremoto dei giorni scorsi, prima di impiegare le ruspe.
Loro sono quegli impareggiabili “angeli del soccorso”, impegnati durante l’estate anche nel presidio di soccorso acquatico istituito a Porto Garibaldi. Il servizio, finanziato dalla Regione, grazie ad una convenzione con la direzione regionale dei Vigili del Fuoco, ha permesso di potenziare durante la stagione balneare il soccorso in mare.
Sotto la guida esperta del responsabile del distaccamento dei vigili del fuoco di Comacchio, Adriano Buoso e del capo-squadra Gian Carlo Lambertini, la Nuova ha scoperto come funziona il presidio, che congiuntamente a quello di Cesenatico e di Rimini, è uno dei tre attivati in regione. Ormeggiato di fronte all’Ufficio Cicondariale Marittimo di Porto Garibaldi, autorità che per competenza è preposta a coordinare le attività di soccorso a mare, ci attendono Victor 1, il battello pneumatico, e Victor 2, la moto d’acqua impiegata anche durante l’alluvione che ha colpito il Modenese nella primavera 2014.
«La formazione standard per il soccorso acquatico è di 3 unità – spiega il caposquadra Gian Carlo Lambertini -, tutti soccorritori acquatici, conduttori di moto d’acqua e conduttori di natanti con patenti nautiche apposite ed in possesso di brevetto di soccorritore fluviale/alluvionale. Il personale - aggiunge Lambertini - è dotato dei dispositivi di auto-protezione acquatica e dello zaino TPSS per le tecniche di primo soccorso sanitario». Muta elastica in neoprene per il nuoto in superficie, giubbotto (da gonfiare a discrezione del soccorritore), caschetto, coltello e pinne fanno parte della dotazione personale. Il soccorso acquatico si avvale della moto d’acqua da 130 cavalli, capace di raggiungere, con barella agganciata al traino, sino a 40 nodi (80 km/h), 50 nodi invece sprovvista di barella. «La moto d’acqua è un mezzo veloce, sicuro, anche in prossimità di scogliera con mare formato – sottolinea il capo-squadra Lambertini -, è versatile e può spiaggiare, impiegata lo scorso anno anche per recuperare un bagnante rimasto incagliato tra gli scogli».
Di grande impatto visivo, ma perfettamente riuscite sono state le due dimostrazioni pratiche, tese al recupero di “uomo in acqua”, come si dice tecnicamente, dapprima cosciente e poi non cosciente. Nel primo caso il bagnante, collaborativo, ha seguito le istruzioni del soccorritore che lo ha adagiato ed agganciato sulla barella, dopo esser sceso dalla moto d’acqua. Nel secondo caso è intervenuto un secondo soccorritore, tuffatosi dal gommone, che ha poi agganciato la persona soccorsa sulla barella, salendo a sua volta sulla stessa, per il controllo delle vie aeree e per avviare le pratiche di primo soccorso. Il conduttore della moto d’acqua, Davide Protasi, capo-squadra del servizio di presidio del 26 e 27 agosto scorsi, ha guadagnato la riva. I soccorritori acquatici sono addestrati per il soccorso in superficie ed effettuano anche servizi ordinari, mentre i sommozzatori a livello regionale sono dislocati nelle due sedi di Ravenna e Bologna. «I sommozzatori sono soccorritori acquatici – puntualizza Gian Carlo Lambertini – e in più sono subacquei».
Katia Romagnoli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
