«Banche in vendita, no a licenziamenti»
Ancora un paio di giorni prima di far calare (definitivamente?) il sipario sulla raccolta di offerte vincolanti per l’acquisto di Nuova Carife e delle altre banche “risolte”, e sale la preoccupazione...
Ancora un paio di giorni prima di far calare (definitivamente?) il sipario sulla raccolta di offerte vincolanti per l’acquisto di Nuova Carife e delle altre banche “risolte”, e sale la preoccupazione dei sindacati. «Auspichiamo una soluzione italiana e a breve termine per Banca Marche, Banca Etruria, Cariferrara e Carichieti, e ribadiamo che non accetteremo nessuna operazione di macelleria sociale - è la presa di posizione di Lando Maria Sileoni, segretario generale degli autonomi Fabi - I lavoratori delle quattro banche hanno già pagato in termini di prepensionamenti e giornate di solidarietà. Non avalleremo mai acquisizioni che partano dal presupposto di un taglio drastico del personale tramite licenziamenti». Uno dei noti al vaglio degli acquirenti, sta emergendo in queste ore, è proprio quello dei potenziali esuberi, così come il tema degli incagli in pancia ai quattro istituti che potrebbero trasformarsi in crediti inesigibili. «L’idea di mettere in liquidazione le quattro banche - incalza Sileoni - rappresenta il fallimento della politica governativa nel settore bancario. Auspichiamo, quindi, una soluzione italiana per i quattro istituti e l’attenzione concreta del governo sul problema». Per quanto riguarda Carife siamo fermi alle indiscrezioni di un possibile interessamento di Ubi, peraltro mai confermato a livello ufficiale, e alle ipotesi di un eventuale intervento di salvataggio-bis da parte del Fondo interbancario o del Fondo Atlante.
La Fabi ce l’ha anche con la governance di qualche new bank: «Invitiamo poi il presidente Roberto Nicastro, che fino ad oggi ha ben operato, a imprimere forti segnali di cambiamento in quelle banche, come Banca Marche, dove ai vertici operano ancora personaggi legati alla vecchia gestione».
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