Molti guai e pochi meriti sportivi
Prima di Butelli, tanti problemi societari: la cronaca del calcio diventa giudiziaria
La nuova Spal, dal 2013, gestione Walter Mattioli e famiglia Colombarini, fa parlare di sé solo per il calcio giocato. Domenica, la Spal si presenterà al pubblico di casa, nella prima partita interna della nuova e lunga avventura della serie B. Ma negli ultimi 20 anni della società biancazzurra si è parlato più nei tribunali e con atti giudiziari che con risultati calcistici. Andando indietro negli anni troviamo Coopcostruttori e patron Giovanni Donigaglia che dal 1992 fino al 2002 gestirono la società: per quel decennio di gestione è arrivata questa estate la condanna definitiva per bancarotta dissipativa di oltre 60 milioni di euro. Dopo Donigaglia non andò meglio. Nell’estate 2002 subentra dalla Calabria, Paolo Pagliuso, patron anche del Cosenza calcio, poi arrestato e inquisito: terrà la Spal fino al 2005, subendo l’onta del rifiuto iscrizione ai campionati per inadempienze economiche. Quindi la parentesi (solo calcistica e nient’altro) di Gianfranco Tomasi che col Lodo Petrucci fa rinascere la società (Spal 1907) e la fa ripartire dalla 2A divisione. Tomasi poi ha resistito fino al 2008, quando passò tutto a Cesare Butelli. Che inventa, per autofinanziare la Spal 1907, il parco fotovoltaico. Ma la Federcalcio lo boccia. Butelli resterà fino al 2012 quando la sua Spal - prima di fallire nel 2014 - verrà esclusa e cacciata dal calcio professionistico. Per fortuna Roberto Benasciutti salvò tutto con la Real Spal che ripartì dalla serie D, cedendola a Mattioli, con l'acquisizione dei diritti Giacomense. Il resto, il presente, è solo calcio.
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