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E dopo Poirot, ancora minacce e offese

di Daniele Predieri
E dopo Poirot, ancora minacce e offese

Lo spiegamento di forze in via Rambaldi dovute non al gatto. In corso i primi provvedimenti verso la famiglia molestatrice

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Della “bomba” di via Rambaldi non si parla, tutti concentrati sul gatto Poirot, il gatto del quartiere, liberato perchè - secondo i cittadini che avevano chiamato i vigili del fuoco - era «rantolante», «stava muorendo». Poi appena aperta la finestra, Poirot, saltando dal secondo piano, è schizzato via come un ghepardo. «Non si può ridicolizzare così l’intera vicenda di via Rambaldi - sbuffa l’avvocato Patrizia Micai, legale di una parte dei cittadini che hanno chiesto provvedimenti da procura, Comune, servizi -. Ridurre tutto alla liberazione del gatto Poirot è ridicolo, ma qui non c’è niente su cui ridere, peggio per fare ridere altri».

Perchè la ricostruzione della giornata di venerdì scorso, imprecisa sulla base di notizie e di un comunicato della portavoce del sindaco di Ferrara, deve essere del tutto corretta. Lo spiegamento di forze in campo la mattina di venerdì, in via Rambaldi davanti alla casa epicentro da anni di molestie, disturbi, minacce e tant’altro, era dovuta ad un intervento programmato sanitario, in vista di eventuali provvedimenti da adottare. Il capo famiglia, la moglie e il figlio infatti erano stati contattati nella loro casa (non alla presenza dell’avvocato, sentito solo per telefono), dai servizi sanitari con l’ausilio dei carabinieri, per essere accompagnati ad una visita psichiatrica da parte dei medici dell’Asl in una struttura non ospedaliera: la delegazione di Porotto. Perchè nonostante avessero ricevuto convocazioni (tante raccomandate, nessuna risposta) la famiglia stessa si era sempre sottratta. Da qui la richiesta della visita medico-psichiatrica, ma nessun Tso (trattamento sanitario obbligatorio, l’arresto psichiatrico) poichè nel momento in cui viene adottato, la persona che lo subisce viene “detenuta” in una struttura sanitaria. Invece, dopo le visite, i medici non avrebbero rilevato nulla di patologico, tantomeno pericoloso o violento. E la famiglia è tornata a casa. E una volta in via Rambaldi è successo di nuovo ciò che accede da anni: rumori molesti, musica a tutto volume e poi offese, e finanche minacce. E il gatto Poirot? E’ un gatto selvaggio, diventato la mascotte del quartiere e solo il pretesto per parlare di via Rambaldi e dei suoi «sequestratori» (presunti), appunto la famiglia in questione. Così venerdì pomeriggio, poco dopo le 14.30, i cittadini vedendo ancora Poirot dietro la finestra, «rantolante» «stava morendo», hanno chiamato i vigili del fuoco attraverso i carabinieri. E così con l’autoscala, i vigili nel momento in cui hanno aperto la finestra lo hanno visto filar via («Certo non era morente», avrebbero detto) lontano dal can-can in corso (la pagina Facebook a lui dedicata è seguita da 1200 perosne), scomparendo. L’intervento della task force in azione venerdì, dunque, era solo in parte dovuta a lui. Perchè ciò che preoccupa e non è stato riferito da nessuno, è il dopo Poirot, come racconta la consigliera 5 stelle, Ilaria Morghen, che da mesi batte pugni e interpellanze in consiglio comunale affinchè sindaco e servizi intervengano e che venerdì sera fino a quasi mezzanote era lì in via Rambaldi: «Una volta tornata a casa, la famiglia in questione ha iniziato ad offendere chi era davanti casa, minacciando e altro. Ho chiamato le forze dell’ordine e una volta arrivati i carabinieri anche loro hanno subito minacce». «Nei prossimi giorni ho chiesto di fare il punto con le forze dell’ordine perchè questa è una situazione che non si può più tollerare e che anzi si è aggravata ulteriormente in questi giorni». Va poi giù duro, sulla vicenda: «Qui abbiamo davanti la assoluta improvvisazione delle nostre autorità, Comune in primis, che non stanno valutando i rischi che gli abitanti nel quartiere stanno correndo».

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