IL DIRETTORE DELL'ASL CHE VERRÀ
Il fondo domenicale del direttore della Nuova Ferrara sulla sanità ferrarese
FERRARA. Ci siamo, quasi. Il tempo di aggiornare l’albo degli idonei agli incarichi di vertice, e la Regione potrà nominare il nuovo direttore generale dell’Asl ferrarese; entro la fine del mese e forse ancor prima.
Un atto destinato a smentire la voce sulla promozione di Chiara Benvenuti, attuale direttore del distretto Centro Nord: nulla da dire su competenza e qualità, ma è prossima alla pensione e Bologna punta su una soluzione duratura, con un orizzonte di tre anni e mezzo, fino alla scadenza naturale del mandato dei manager della sanità emiliano-romagnola, lo stesso termine che aveva l’incarico della dimissionaria Paola Bardasi e che, in parallelo, mantiene il direttore dell’azienda ospedaliero-universitaria Sant’Anna, Tiziano Carradori. Perché Carradori resta: anche la voce su un suo prossimo ritorno in assessorato appare poco credibile.
Sul tavolo attorno a cui si dovrà decidere, ad oggi sono due i fascicoli personali aperti, entrambi di professionisti che lavorano fuori provincia. Sono quelli di Angelo Fioritti, direttore sanitario dell’Asl di Bologna con un trascorso da collaboratore di Carradori, e di Claudio Vagnini, direttore di distretto passato in febbraio da Carpi a Modena e che sembra destinato a muoversi ancora. Soprattutto - ed è ciò che più interessa - in quella stanza è ben chiara l’indicazione politica da affidare assieme all’incarico: tenere uniti i territori, rompendo il meccanismo per cui Cona accentra e accelera, mentre gli ospedali di Argenta, Cento e Lagosanto perdono specializzazioni e capacità di rispondere agli utenti.
Va in questa direzione la riunione tecnica tenuta a Bologna qualche giorno fa per imbastire un sistema integrato tra le sale operatorie della provincia, per programmare interventi dei chirurghi di Cona anche negli ospedali minori, facendo muovere le equipe e non i pazienti, con l’obiettivo dichiarato di ridurre le liste d’attesa e mettere un freno alla mobilità passiva verso Bologna e la Romagna o (peggio, per i conti della sanità regionale) verso il Veneto. Un dossier che il nuovo direttore erediterà, e per il quale almeno avrà a disposizione risorse specifiche, stanziate da Bologna.
Su altri fronti dovrà invece far conto solo su risorse interne, in un bilancio su cui già grava un controllo deciso della spesa (anche) perché i costi della sanità a Ferrara, negli anni, hanno galoppato più che altrove in Emilia. Fondi risicati anche per affrontare la carenza di personale provocata da anni di blocco delle assunzioni e acuita dalle norme che hanno dilatato la turnazione dei medici.
Sotto il nuovo mandato andrà sciolto anche il nodo dell’ex ospedale di Comacchio oggi ridotto a presidio sanitario con casa della salute e pronto intervento estivo, che il Comune vorrebbe aprire ai privati per realizzare qualcosa di simile alla struttura che fu, e definito il futuro del punto nascita del Delta su cui pende la scure della chiusura perché non raggiunge i 500 parti l’anno e aleggia l’idea di riconversione in centro per la fecondazione assistita. Andrà riaffrontata la questione delle ambulanze per l’emergenza affidate ai privati e portata a compimento l’integrazione in corso con l’azienda di Cona, con dipartimenti misti sotto un’unica direzione, dell’Asl o del Sant’Anna. Il che significa eliminare i doppioni e razionalizzare l’offerta, strada su cui la Regione chiede di procedere con decisione.
Buon lavoro, direttore.
Luca Traini
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