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Il Pd, la Luna e Roby un’insolita serata a parlare di politica

di Marcello Pradarelli
Il Pd, la Luna e Roby un’insolita serata a parlare di politica

Confronto fra quarantenni. Punto di partenza gli ideali di una giovane donna vissuta tra Portomaggiore e Ponte

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”Chiedo scusa se parlo di Maria” è una bellissima canzone di Giorgio Gaber scritta a metà degli anni Settanta. Allora infuriava la guerra del Vietnam, in Italia c’era un forte scontro di classe, ogni tanto scoppiava una bomba, imperversava anche un forte vento di cambiamento che non trovò autentici sbocchi politici. Ma Gaber cantava che se fosse stato in grado di parlare di Maria, di rappresentarla e di capirla nel profondo, allora sarebbe stato più facile comprendere anche il groviglio del mondo. Il mondo, l’Europa e l’Italia di oggi non hanno meno problemi di quarant’anni fa e gli strumenti per capirli (e per risolverli) spesso si rivelano lo stesso inadeguati. Alla Festa dell’Unità di Pontelagoscuro per discutere delle questioni di oggi hanno usato una formula che ricalca involontariamente la canzone di Gaber. Non si è parlato di una immaginaria Maria, ma di un’autentica Roberta, che è morta a gennaio a soli 41 anni, più meno gli stessi della canzone. Attraverso “Volevamo la Luna...Ricordando Roby” - questo il titolo della serata dedicata a Roberta Luetti - è stato possibile discutere di cosa sia la politica oggi, dei dilemmi di casa Pd, di cosa debba fare la sinistra in Italia ma sbarazzandosi del solito linguaggio in quanto bisognava riferirsi a una persona vera, che sebbene abbia lasciato questo mondo, ha lasciato in eredità i suoi sogni di donna e di cittadina. La Luna che voleva era fatta di più giustizia, più libertà, più pulizia, più onestà. Di Roby, che non ha ricoperto cariche politiche o pubbliche, hanno parlato quattro persone che l’hanno conosciuta molto bene: l’amica “Marci” vale a dire la consigliera regionale del Pd Marcella Zappaterra; il collega di studi all’università Marco Roverati (ex sindaco di Migliaro); il sindaco di Portomaggiore Nicola Minarelli, che la conobbe quando insieme frequentavano il locale circolo della Sinistra Giovanile, e Simone Mori, segretario del circolo Pd di Pontelagoscuro, seconda “patria” di Roby, la prima era Sandolo, una frazione di Portomaggiore.

Le adolescenti Marci di Gambulaga e Roby di Sandolo diventano amiche sulla corriera che porta gli studenti delle superiori a Ferrara: parlavano - oltre che dei quotidiani argomenti cari a tutte le ragazze - dei grandi problemi dell’Italia e del mondo, «leggevamo l’Unità, i giornali nazionali, ignoravamo la Nuova e il Carlino». S’imbevono di politica e ideali, entrano nella Sinistra giovanile-Ds, alla Festa dell’Unità gestiscono lo spazio giovani dei concerti. Impegno e spasso cui segue il passo per entrare in contatto con la politica degli adulti: «Nelle riunioni mica si parlava delle nostre grandi idee, ma di Statale 16 o dell’erba da tagliare...». Più che delusione, frastornamento per le giovani amiche. Perché la politica è fatta di cose alte e di altre molto terra-terra. Roverati conferma: «Studiavamo Geologia, Roby mi faceva sempre grandi discorsi, io invece sono uno più pratico, tipo pensiamo anche al buco nella strada, però mi ha contagiato». Volava alto Roby, ma era concreta e determinata: «Non solo voleva fare la geologa, ma voleva esercitare la libera professione, incredibile ma c’è riuscita, chiedete in giro se è facile».

A Minarelli diede la sua personale benedizione: “Puoi fare il sindaco”. «La nostra - ha detto Minarelli - è stata la prima generazione di sinistra che è andata al governo. Avevo 17 anni nel 1996 quando per la prima volta vincemmo le elezioni politiche, fu una festa». Si sa come andò, due anni dopo Prodi venne detronizzato per mano di Bertinotti. «Noi quarantenni di oggi abbiamo un compito, insegnare la cultura di governo ai giovani. Non tutto quello che fa il governo Renzi mi sta bene, ma non possiamo diventare i primi oppositori di noi stessi. La sinistra, il Pd, deve liberarsi di questa malattia che la attanaglia». Quando Roby combatteva la sua battaglia contro un’altra malattia, la leucemia, teneva d’occhio anche le non entusiasmanti vicende politiche interne al Pd e al mondo delle sinistra: «L’ultima volta che ho parlato con lei - ha detto Marcella Zappaterra - mi ha chiesto “Marci, cum segna mis?”. Le ho risposto che se fallisce questo governo fallisce la sinistra in Italia. “Sgonda mi at ga ragion” mi ha detto. Era una idealista Roby, ma aveva anche senso pratico». Poi ha preso il microfono il marito Fabio Padovani, poche parole per dire «grazie a tutti» e far spuntare qualche luccicone, che è stato riassorbito dall’irruzione della Bomber Band, formazione di quarantenni che ha suonato e divertito fino a mezzanotte.

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