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don bedin e i 35 euro per profugo

«Nessun affare, i “guadagni” tutti reinvestiti per i poveri»

«Nessun affare, i “guadagni” tutti reinvestiti per i poveri»

C’è un affarismo delle associazioni e delle coop sociali che si trincera dietro la l’umanità dell’accoglienza? La questione. da ultimo, è stata sollevata da Michele de Palo per conto dell’Associazione...

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C’è un affarismo delle associazioni e delle coop sociali che si trincera dietro la l’umanità dell’accoglienza? La questione. da ultimo, è stata sollevata da Michele de Palo per conto dell’Associazione Libera Destra (vedi pagina 31 della Nuova del 2 settembre). De Palo si sofferma in particolare sui 35 euro per profugo al giorno, sui beni alimentari che arrivano alle associazioni tramite il Last Minute Market e sull’atteggiamento verso gli accolti: “vengono istruiti sui diritti e non sui doveri”. Don Domenico Bedin (Viale K) ritiene opportuno fornire qualche chiarimento a Michele de Paolo e ai cittadini: «Le associazioni non fanno business sulle persone accolte. Innanzitutto tramite l’Asp, che tiene i rapporti con la Prefettura, non ne arrivano 35, ma 27, di cui 19 servono per l’accoglienza vera e propria (vitto, alloggio, abiti, scarpe...) e 9 per i servizi di mediazione culturale, per l’istruzione. È vero che qualcosa resta dei 27 euro, ma non viene lucrato, quello che rimane viene reinvestito in attività a favore di altre persone bisognose, nel nostro caso la mensa, il dormitorio e altri servizi di assistenza di cui beneficiano anche cittadini ferraresi in serie difficoltà». Per don Domenico il sistema adottato a Ferrara e in Emilia Romagna di coinvolgere le coop sociali e le associazioni è «virtuoso» proprio per questo reinvestimento automatico. «Altrove, dove per l’accoglienza ci si affida preferibilmente ai privati, se c’è un margine di guadagno rimane tutto nelle mani del privato cittadino».

Analogo il discorso per i generi alimentari provenienti gratuitamente dai supermercati: «Non sono certo destinati esclusivamente ai profughi, ma utilizzati anche per i poveri ferraresi».

Quando a diritti e doveri don Domenico rilancia la sua idea che “il pane dell’accoglienza va guadagnato” attraverso un’attività lavorativa. Che non è solo un’idea di don Bedin. Anche il prefetto Morcone, che coordina a livello nazionale le politiche dell’accoglienza, sta mettendo a punto un progetto. «Stanno individuando attività specifiche in cui impegnare chi viene accolto. È giusto e necessario». Don Domenico invita a prendere atto della realtà: «L’alternativa all’accoglienza - che certo va anche rivista, adeguata, ripensata - non è non avere profughi, ma averli senza un contatto vero e controllabile con il territorio».(m.p.)

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