Bambini in bicicletta: seggiolino sì, casco “ni”
Ferrara si divide sull’opportunità di proteggere la testa dei piccoli: «È solo una cosa molto british», «In alcuni casi può essere fondamentale»
FERRARA. Un bimbo di due anni era sul seggiolino della bicicletta guidata dal papà. Stavano passeggiando per una strada di campagna in una domenica mattina quando, per cause in corso di accertamento, si sono scontrati con un’auto. L’incidente è di due giorni fa a Renazzo. I due sono stati portati all’ospedale Maggiore di Bologna con l’elisoccorso e soprattutto sul web il confronto si è acceso. In particolar modo è aperto, anzi apertissimo, il dibattito sull’utilizzo del caschetto di protezione per i bimbi più piccoli che viaggiano in bicicletta con gli adulti sistemati sul seggiolino, ma anche per quelli con qualche annetto in più, che la bici la conducono già autonomamente. In primo luogo un premessa è necessaria: secondo le regole del Codice della Strada, l’uso del caschetto non è assolutamente obbligatorio per nessuna fascia d’età.
Utile, inutile o semplicemente d’impiccio? Lo abbiamo chiesto ad alcuni cittadini di Ferrara, che nella mattinata di ieri viaggiavano nel centro della città estense, famosa in tutta Italia proprio per essere riconosciuta come la “città delle biciclette”.
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La prima nostra interlocutrice è Simona, giovane mamma di trentaquattro anni che viaggia sulla sua due ruote con a bordo le sue due bimbe di sedici mesi e quattro anni, entrambe senza casco: «Credo che il caschetto sia utile anche se non obbligatorio per legge. Ho tante amiche che sono mamme e che lo fanno indossare ai propri figli; diciamo che è una scelta personale dettata anche dalle circostanze della giornata. La prevenzione è importante, ciò che sicuramente ritengo fondamentale è almeno l’uso delle cinture nei seggiolini». Simona ha poi fatto una proposta decisamente interessante: «Non è il caso di mettere degli incentivi per tutti coloro che decidano di far indossare ai propri figli questo strumento di sicurezza? Nel periodo di crescita le forme fisiche del bambino, testa compresa, mutano in continuazione e l’acquisto di diversi caschetti in base allo sviluppo, comporterebbe una discreta spesa economica per le famiglie».
Papà Michele pedala con a bordo il suo bambino di cinque anni, legato sul seggiolino posteriore e con il casco ben allacciato: «L’uso del casco per i bambini è a discrezione di ogni genitore. Io personalmente glielo faccio mettere per una maggiore tutela. Credo che in determinate situazioni di incidenti o cadute, molto dipenda dalla fortuna o dalla sfortuna, ma se una persona si cautela preventivamente avrà sicuramente più possibilità di evitare spiacevoli situazioni». Il casco, dunque, divide. O meglio, c’è chi pensa che sia fondamentale e chi invece lo ritiene completamente inutile, comenonna Maggiolina Novelli che accompagna nel seggiolino anteriore della bicicletta il nipote di due anni sprovvisto del caschetto: «Penso che il casco in bicicletta sia una cosa molto british e non so se effettivamente possa risultare protettivo, nemmeno in casi o situazioni di caduta accidentale. Tanto dipende dalla circostanza. Allo stesso tempo dico che la cinturina è indispensabile». Nel via vai della mattinata ferrarese sono stati sostanzialmente in egual numero i ciclisti con bambini al seguito muniti di caschetto e quelli no. Elena, porta con sé le sue due bimbe di sei anni e venti mesi, entrambe senza casco: «Quando sono su con me non faccio indossare nulla, al contrario quando lei (riferimento alla figlia di sei anni ndr) viaggia in bicicletta da sola, lo mette».
Insomma, una regola, anche tacita, a Ferrara non c’è. Mentre sul seggiolino l’attenzione è massima (e forse non potrebbe essere altrimenti), sull’utilizzo del casco i ferraresi sono decisamente divisi, al contrario che nel resto d’Europa dove invece tutti viaggiano con la testa coperta. Adulti compresi.
Alessio Duatti
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