«Nuova Carife è un affare» Vendita in blocco possibile
Dopo un weekend di totale silenzio, e l’azzeramento perfino delle indiscrezioni nazionali che da mesi imperversavano, ieri pomeriggio si è tornati a parlare della vendita di Nuova Carife e delle...
Dopo un weekend di totale silenzio, e l’azzeramento perfino delle indiscrezioni nazionali che da mesi imperversavano, ieri pomeriggio si è tornati a parlare della vendita di Nuova Carife e delle altre tre banche salvate. Il “merito” è di Roberto Nicastro, presidente dei quattro istituti di credito, che ha risposto ad alcune domande a margine della Summer School di Confartigianato, a Roma, senza tuttavia togliere i veli sull’esito della procedura che è formalmente terminata già venerdì scorso, con la chiusura dei termini di presentazione delle offerte vincolanti. Dopo aver ribadito di non poter dire molto per le solite «ragioni di riservatezza» in una fase «delicata di trattative», Nicastro ha detto in sostanza due cose. La prima è che restano in sostanza in piedi sia l’ipotesi di spezzatino, cioè di vendere le quattro banche ad acquirenti diversi (ad esempio Etruria-Marche da una parte, Carife e Carichieti ad altri interlocutori), oppure il blocco delle quattro. La seconda è un’ammissione: siamo di fronte a «una vendita forzata», e determinata anche nei tempi da stringenti vincoli Ue (entro il 30 settembre bisogna chiudere o comunque aver imboccato la strada definitiva), quindi «si può fare un affare. Se avessi più tempo non venderei a questi prezzi». Il presidente non ha però specificato di quali cifre si stia parlando, nè tantomeno quali siano i possibili acquirenti.
Per quale motivo altri istituti di credito o i fondi d’investimento dovrebbero comprare banche in questo momento, dominato sui calcoli di quanti bancari usciranno dal mercato del lavoro nei prossimi anni e quanti sportelli chiuderanno? «Le ragioni sono due - ha sillabato Nicastro - La prima è che si tratta di territori ricchi che sono passati attraverso fasi complicate, ma chi guarda le cose nel tempo capisce che sono momenti buoni». L’altro motivo è, appunto, che i prezzi sono bassi, da potenziali affari.
Un argomento che, ad occhio, può convincere più i fondi d’investimento (Apollo e Lone Star) che banche come Bper o Ubi, molto attente ai costi anche in prospettiva e alle sinergie industriali.
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