Profughi, dito puntato su Forlivese e Centese
I conti di Sapigni (Anci): la città a posto, sotto quota Forlì e il distretto Nord ovest. Cento non è più in emergenza sfollati. Usare le case prese ai mafiosi serve a poco
FERRARA. Tra i vertici di oggi a Roma, tra governo e Anci nazionale, e quelli dei prossimi giorni a Bologna con il prefetto felsineo e la Regione, Ferrara cercherà di ottenere il cambio di rotta nei confronti dei richiedenti asilo del quale ritiene di aver diritto, oltre che necessità. È infatti vero che, una volta posto come metodo di distribuzione automatico l’algoritmo ministeriale di 2,5 richiedenti asilo ogni mille abitanti, la nostra provincia resta ancora al di sotto del tetto che ne deriverebbe, cioè 880 ospiti. Ma è una quota destinata ad essere raggiunta presto, con l’arrivo del centinaio di profughi già organizzata a livello regionale, e comunque il punto, per le istituzioni ferraresi, è un altro: ci sono province emiliano-romagnole al di sotto di quanto spetterebbe loro. I conteggi sono svolti da Chiara Sapigni, assessore comunale e responsabile regionale dell’accoglienza per l’Associazione dei Comuni: «Al 19 agosto i numeri dicono che i tre distretti di Forlì e Rimini sono sotto di un centinaio e di 80 richiedenti asilo, rispettivamente. Mentre il peso maggiore lo stanno sopportando province come Modena e Ravenna. Già da un mese ho personalmente chiesto maggiore disponibilità ai forlivesi, ma fino ad oggi le risposte non sono in linea con le pressanti esigenze: l’afflusso di profughi, è bene ricordarlo, non si ferma». La richiesta di un maggiore riequilibrio territoriale era già stata fatta anzitutto dal sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli, e poi da un gruppo di sindaci emiliani del Pd, ai quali si associò Tiziano Tagliani. Ora diventa chiaro anche in quale direzione viene puntato il dito dei territori che si ritengono “saturi”. Il primo segnale forte da parte di Ferrara è arrivato dalla richiesta di saltare un giro, il penultimo, di arrivi.
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Il riequilibrio deve però avvenire anche all’interno del territorio provinciale, tra i tre distretti nei quali è stato diviso per l’emergenza-profughi, ricalcando il modello dei servizi socio-sanitari: Centro nord, che comprende Ferrara e Copparo, Nord ovest con l’Alto Ferrarese e Sud est, cioè il Basso Ferrarese e l’Argentano. I conti di Sapigni anche in questo caso sono piuttosto aggiornati e non interpretabili: «Il Centro Nord è “sopra” di 200 arrivi, mentre gli altri due distretti sono “sotto” di 100 ciascuno». L’Alto Ferrarese non dovrebbe essere di fatto esentato per via degli strascichi del terremoto, che secondo in particolare i sindaci di Cento e Bondeno obbliga ancora a dare priorità agli sfollati “indigeni”? «Non esistono riscontri concreti a sostegno di questo ragionamento - diventa più duro il tono dell’assessore - A Cento non c’è alcuna riduzione dell’assistenza ai terremotati, anche la questione dei Map è stata affrontata e sostanzialmente risolta». Resta comunque il fatto che anche il Sud-est, con numeri di questo genere, dovrà essere chiamato a fare di più, ovviamente tenendo conto delle diverse situazioni locali.
Sapigni non nutre poi soverchie illusioni sull’eventuale disponibilità di appartamenti sequestrate alla criminalità organizzata per l’ospitalità dei profughi, come prevede il Testo unico per la legalità in lavorazione da parte della Regione. «Ci sono beni confiscati ad Argenta, Comacchio e anche in città - sottolinea l’assessore - Temo però che quelli pronti per l’utilizzo siano stati già impiegati per altre attività, e per gli altri sia difficile ipotizzare una disponibilità in tempi brevi». Quelli che effettivamente servono per dare respiro alle location già sature.
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