«Un faro per la sua Comacchio»
La città saluta Arnaldo Felletti, politico ironico e giornalista arguto
COMACCHIO. L’amore sconfinato per la sua città, per la crescita della quale Arnaldo Felletti ha profuso impegno ed energie, è il sentimento emerso con vigore ieri pomeriggio, durante le esequie funebri dell’ex-collaboratore storico della Nuova Ferrara, nonché ex-vice sindaco di Comacchio, morto venerdì scorso a 92 anni. Nella concattedrale di Comacchio, don Giacarlo Pirini, nel corso dell’omelia ha voluto ricordare la figura di un grande combattente cattolico, «Ha combattuto ogni tipo di battaglia – ha proseguito don Giancarlo -, da quella per la bonifica delle valli, a quella dell’ospedale, sino alla riforma agraria». Ricorrendo alla metafora della vita come una corsa, richiamando le letture della celebrazione funebre, don Giancarlo ha anche ricordato che Arnaldo Felletti, quando le forze non lo sostenevano più, è rimasto come un faro acceso, sino alla fine dei suoi giorni, conservando una fede incrollabile. Accanto alla bara sormontata di fiori bianchi e rossi i cinque figli di Arnaldo, Lucia, Maria, Alessandra, Anna Grazia e Piergiorgio. Presenti anche il sindaco Marco Fabbri con la fascia e la giunta comunale. Accanto all’altare anche il Gonfalone scortato da due agenti di Polizia Municipale in alta uniforme. A conclusione delle esequie funebri, Giovanni Gelli, insegnante ed esponente della Consulta Popolare per il San Camillo, si è soffermato sull’impegno politico istituzionale e culturale di Arnaldo Felletti, che sin dal dopo-guerra ha perseguito «l’obiettivo del riscatto sociale ed economico del territorio». Felletti, come ricordato dallo stesso don Giancarlo che ha celebrato i funerali con don Ruggero, ha ricoperto la carica di vicesindaco nella seconda metà degli anni ’60, divenendo successivamente presidente del Comitato di gestione dell’Usl. «Felletti non concepiva la possibilità di una bonifica economica – ha sottolineato Gelli -, senza una bonifica culturale e questo è stato sempre alla base del suo agire». Cultore appassionato della storia del territorio, pubblicista instancabile, uomo politico di estrazione cattolica di grande spessore, Felletti era anche dotato di grande ironia».
Katia Romagnoli
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