Un manager ferrarese ai vertici di Poste Italiane
Paolo Bruschi, ex Arci e Segest, è il braccio destro dell’ad Francesco Caio. Carriera tra politica, associazionismo e aziende, prima dell’incontro-chiave
FERRARA. «Non potrò mai diventare/direttore generale/delle poste e delle ferrovie». Così cantava Edoardo Bennato più di trent’anni fa, per rappresentare plasticamente la distanza tra l’apparato di potere e la sinistra “di base”. Quella distanza Paolo Bruschi l’ha quasi interamente colmata, con la nomina a vicedirettore di Poste Italiane, un’azienda certo in gran parte privatizzata ma all’interno della quale il governo mantiene una golden share e che si muove da protagonista assoluta nel mondo finanziario nazionale. La nomina risale a giugno scorso ma è stata resa pubblica solo ieri dal CorrierEconomia, ed è il punto fino ad oggi più alto della seconda carriera di Bruschi, nato nel movimentismo dell’Arci ferrarese ed emiliana, sotto il grande ombrello Pci, e diventato manager prima per la Fininvest di Berlusconi e poi in proprio, con la società di comunicazioni Segest, prima di ritrovare quel Francesco Caio che oggi lo sta valorizzando.
Bruschi è nato a Codigoro 61 anni fa, e da presidente provinciale e vice regionale dell’Arci fu uno dei primi a pensare e agire in maniera globale, anche se al tempo non si usava questo termine. Lanciò infatti una serie di campagne di sensibilizzazione in favore di Nelson Mandela o dei bambini iracheni sottoposti alle sanzioni, all’epoca di Saddam, oltre a distinguersi per le sue idee “miglioriste” all’interno del partito. Ciò nonostante il passaggio alla Fininvest di un Berlusconi già in politica fu uno choc per molti, non solo a Ferrara, meno la trasformazione completa a manager, con la nascita di Segest, nel 1995.
Più o meno in quel periodo ci fu l’incontro con Caio, uno dei manager più importanti delle telecomunicazioni non solo italiane: fu ai tempi della start-up di Omnitel, il primo operatore privato di telefonini a livello nazionale, curata proprio da Caio. Quando il manager tlc si è trovato, da amministratore delegato di Poste Italiane, a gestire dei passaggi delicati dell’azienda, ha deciso di puntare su Bruschi. Ecco quindi la chiamata, che risale a fine 2014, che il ferrarese ha accettato lasciando la società di comunicazione fondata e condotta nello sviluppo come in momenti più difficili, soprattutto al culmine della crisi economica. Aveva curato le campagne di comunicazione di Autostrade, Enel, Hera. Con Segest fu anche consigliere del basket e sponsor del Palasport.
Bruschi in Poste è entrato prima nella segreteria tecnica, relazioni esterne e tutela azienda, oltre che membro del Cda della fondazione Posteinsieme. L’incarico di vice di Caio, assieme a Pasquale Marchese, è stato istituito proprio per delegare ai due una parte importante della conduzioni della macchina postale. Le sue responsabilità sono risorse umane, relazioni esterne, immobiliare, relazioni istituzionali e tutela aziendale. Bruschi è presidente della Fondazione Global Cyber security center. (s.c.)
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