Ritorno in Adriatico disastroso: le reti si riempiono solo di vermi
I pescatori di Goro sono disperati: «Siamo tornati in mare dopo 45 giorni di fermo pesca e non abbiamo preso niente»
GORO. «Siamo tornati in mare dopo 45 giorni di fermo pesca e non abbiamo preso niente, nemmeno un pesce. Siamo disperati». I pescatori di Goro, in particolar modo quelli specializzati in pesca a strascico e pesca volante, temono il peggio. Quella che avrebbe dovuto essere una battuta di pesca ricca e proficua, essendo la prima dal 25 luglio scorso, si è trasformato in qualcosa di terribile. Nelle reti non è entrato nemmeno un pesce, solo sabbia e vermi. «Deve essere successo qualcosa. Siamo usciti in mare aperto, al largo tra le 4 e le 10 miglia e cosa abbiamo preso? Niente. Un danno enorme per noi pescatori e per tutti coloro che lavorano in maniera diretta e indiretta all’interno di questo settore. Le reti - afferma Riccardo Boscolo, pescatore - si rovinano, anche ripararle ha un costo. Il morale tra i colleghi è basso, non è difficile da immaginare; tutti abbiamo famiglia e bisogno di lavorare». Al porto di Goro regna il silenzio. La giornata di festa che tutti aspettavano è stata soppiantata da dubbi e preoccupazioni. «Un evento simile può essere riconducibile a disastri naturali. Solo dopo il terremoto del Friuli di quarant’anni fa - spiega Marika Bugnoli, vicesindaco - era successa una cosa simile. Come amministrazione siamo al fianco dei pescatori, se ci saranno da presentare domande per ricevere contributi lo faremo. Se verrà constatato che quanto accaduto è collegato a qualche cataclisma, chiederemo di attingere a specifici fondi di solidarietà che vengono erogati in caso di calamità naturali».
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In settimana l’amministrazione incontrerà le cooperative interessate per capire a quanto ammontano le perdite. «La comunità è scossa - aggiunge la Bugnoli - perché non si parla “solo” di mancato guadagno ma anche di perdita a causa delle spese e poi, fattore economico a parte, anche l’aspetto morale incide. Tutti qui non vedevamo l’ora di tornare a mangiare il nostro pesce». La voce tra i pescatori si è sparsa in fretta ieri e già dopo le prime ore dell’alba sul litorale non si faceva altro che parlare di questo strano fenomeno. «Dalla punta della Pila (frazione del Comune di Porto Tolle, ndr) venendo verso Sud hanno riscontrato questo problema ma verso Nord - dice Fausto Gianella, presidente di una cooperativa di pescatori -, pare che tutto sia normale. Tutto ciò rappresenta un problema e una minaccia perché non siamo capaci di lavorare. Per questa battuta di pesca era uscita tutta la marineria di Goro e le barche sono tornate in porto con le reti vuote e rovinate, irriconoscibili».
«Non sappiamo - continua Boscolo - da quanto tempo manca il pesce perché col fermo pesca non potevamo andare in mare. Questo sarebbe il periodo delle triglie, ne abbiamo prese tre stanotte (lunedì, ndr). Siamo stati in mare 24 ore, oltre cento pescatori e più di quaranta barche. Com’è si spiega un simile risultato? ».
Una peschereccio di medie dimensioni durante una battuta di pesca di 12 ore spende duecento euro solo di carburante. Poi bisogna considerare le reti, le esche, l’usura del mezzo. Tornare a mani vuote è un salasso tanto è vero che, come hanno detto alcuni degli uomini di mare che ieri mattina si trovavano al porto, per un paio di giorni le barche resteranno ferme. «Speriamo che passi in fretta questo brutto momento - conclude il vicesindaco - A Goro siamo poco più di tremila abitanti e di questi, 1400 vivono e lavorano grazie alla pesca. Se le cose non vanno, ne soffre tutta la comunità».
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