Si addormentò al timone: condannato per naufragio
Un anno e otto mesi con rito abbreviato per il disastro di Porto Garibaldi. Il proprietario tradito da un colpo di sonno mentre era solo sul peschereccio
PORTO GARIBALDI. Per giorni la carcassa del peschereccio Tex incagliata nel frangiflutti davanti al bagno Minerva, era entrata di forza nel paesaggio balneare di Porto Garibaldi, suscitando curiosità tra i bagnanti e inevitabili quanto impropri paragoni con l’Isola del Giglio.
Era il 19 giugno dello scorso anno quando l’imbarcazione era finita addosso agli scogli a causa di un colpo di sonno del proprietario e comandante, Michele Bellotti, 44 anni. Lo stesso che è stato ora condannato a una pena di un anno e otto mesi per il reato di naufragio. Il processo è stato celebrato con rito abbreviato e il giudice ha accolto in pieno le richieste dell’accusa.
Bellotti aveva ammesso di essere stato tradito dalla stanchezza: «Mi sono addormentato - aveva dichiarato subito dopo l’incidente - Stavo rientrando attorno alle 18, dopo aver calato le reti da posta che avrei recuperato il giorno dopo. Ero seduto al timone quando a un certo punto ho sentito un urto, un botto contro gli scogli». La pubblica accusa ha considerato un’aggravante il fatto che il peschereccio, un’imbarcazione di 13 metri di lunghezza per 10 tonnellate di stazza, fosse adibito al trasporto di passeggeri. Bellotti inoltre, come è emerso davanti al giudice, aveva disobbedito alle disposizioni della capitaneria perché era solo a bordo del Tex, quando invece avrebbe dovuto essere affiancato da un marinaio motorista.
Le operazioni di recupero del peschereccio, che dopo l’impatto aveva sversato carburante in mare, erano risultate piuttosto laboriose a causa delle condizioni meteo, e si erano inoltre prolungate per la necessità di reperire un pontone per la rimozione del relitto. Nel frattempo alla brezza marina si era sostituito un acre odore di gasolio e una chiazza oleosa si era sparsa fino a lambire la battigia; cinque stabilimenti balneari (Nettuno, Bologna, Esperia, Minerva e Anmi) avevano dovuto esporre la bandiera rossa dopo che l’Ufficio Circondariale Marittimo aveva prescritto l’interdizione alla navigazione e alla balneazione in un raggio di 100 metri sud-est e nord-est rispetto al punto in cui si era arenato il Tex.
Bellotti, difeso dall’avvocato Giovanni Montalto, è un marinaio esperto, con circa trent’anni di esperienza come pescatore. Quel colpo di sonno gli è costato caro: prima la perdita del Tex e ora una condanna a un anno e 8 mesi.
Alessandra Mura
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