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Indagini sui finanziamenti a Costruttori e Mascellani

Indagini sui finanziamenti a Costruttori e Mascellani

Dopo il crac della vecchia banca, operazioni riviste alla moviola dagli inquirenti Controlli sui soldi concessi sia alla coop di Argenta che all’imprenditore cittadino

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Seguono i soldi usciti dalla casse di Carife e riguardano al passato: gli inquirenti che indagano sul crac Carife stanno ripercorrendo le tracce dei finanziamenti concessi in passato anni e non possono non coinvolgere, in questa “rilettura”, i soldi distribuiti prima a Coopcostruttori e poi alla galassia del Gruppo Mascellani, due tra le imprese più importanti della nostra provincia. Per farlo dovranno rivedere tutto ciò che è accaduto in quegli anni, studiando - in primis - le carte processuali del crac coop, che aveva visto Carife diretta protagonista nelle indagini ma mai coinvolta penalmente: allora, 2007/2008, però, su Carife vennero fatti rilievi, decisi e forti, in materia amministrativa, una sorta di prologo delle ispezioni poi di Bankitalia che misero in luce una dopo l’altra le criticità della Cassa di Risparmio. L’attenzione degli inquirenti è rivolta anche e soprattutto agli affidamenti, continui e non eccessivamente garantiti (c’è chi li etichetta come “allegri”), alle aziende dell’ingegnere ferrarese Roberto Mascellani. Emergerebbe questo e tanto altro, da quanto ha appreso la Nuova Ferrara, dalle indagini in corso sul crac della Cassa di Risparmio di Ferrara. Si tratta di riferimenti precisi, ipotesi di lavoro investigative che al momento, tuttavia, non sono ancora concretizzate in atti alle parti, decisioni dei magistrati o della polizia giudiziaria. Ma perchè valutare come possibili concause i finanziamenti concessi negli ultimi 15 anni, perlomeno, a Costruttori e Mascellani? In realtà, lo ha già fatto nella sua relazione del dopo insolvenza di Carife il commissario Stefano Blandini, facendo cenni precisi e importanti su Coopcostruttori e Gruppo Mascellani. D’altronde, è quasi logico che si arrivi a puntare il dito contro le operazioni di finanziamento - per una verifica investigativa, al momento - alle imprese, allora più importanti nel Ferrarese. Certo, i finanziameneti concessi a Donigaglia e Mascellani nel tempo potrebbero non aver causato il dissesto, uno stato di insolvenza, conteggiato al 22 novembre 2015 (data del decreto Salvabanche) con un buco di 433 milioni di euro. Ma queste potrebbero essere concause, assieme ad altre operazioni: Siano-Vegagest, Commercio-Finanza, le acquisizioni di Banca Treviso e di altri istituti decise nell’ultimo decennio dall’ex dirigenza Carife realizzò. Insomma, è questa l’indagine “madre” sul crac Carife, un grande contenitore giudiziario aperto nel febbraio scorso dopo il crac dichiarato di Carife e l’apertura dell’inchiesta per bancarotta: da qui le verifiche su tutto e tutti. Mentre, ricordiamo, è alla fase finale, l’indagine sull’aumento di Capitale che vede indagate 21 persone, ex dirigenti di Carife e di altre 4 banche coinvolte nell’aumento di capitale, altre 4 banche (Valsebbina, CariCesena, Popolare Bari e Popolare Cividale) chiamate in causa in una sorta di responsabilità civile.

Daniele Predieri

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