La ricerca della pecora smarrita
ROBERTO SOLERA. C'è un clima percettibilmente pesante nella sala da pranzo nella quale si trova il Nazareno (Lc 15,1-10): da un lato si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per...
ROBERTO SOLERA. C'è un clima percettibilmente pesante nella sala da pranzo nella quale si trova il Nazareno (Lc 15,1-10): da un lato si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo; dall'altro i farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». A distanza di sicurezza, nello stesso ambiente, vengono dunque a fronteggiarsi la feccia (annoverati tra i peccatori, i pubblicani -appaltatori di tributi per conto degli occupanti romani- erano ritenuti infami, in quanto ebrei venduti al nemico pagano), e la crème (la casta politico-religiosa depositaria della prerogativa di interpretare le Scritture e pretenderne la rigorosa applicazione; fariseo etimologicamente significa distinto). I dannati VS i giusti, gli irrecuperabili VS i salvati. O almeno così sembra, in base al buon senso comune. Gesù la pensa diversamente: non è detto che i lontani siano irrecuperabilmente tali, e non è detto che i se-dicenti vicini siano davvero migliori di tutti gli altri. Anzi… Il Signore non ha problemi a mettersi a tavola con i farisei (cfr. Lc 14,1), né teme di compromettersi, sedendo accanto ai peccatori; la sua personalità libera, matura e luminosa lo porta a stare a proprio agio con qualunque commensale, in un dialogo improntato alla franchezza. Ma che si metta a tavola con dei maledetti, ai benpensanti presenti proprio non va giù: è una cosa scandalosa, inopportuna, non sta bene. E mormorano tra loro disgustati. Raccontando due parabole, l'Ospite cerca di far capire ai presenti come la pensi Dio: Egli è come un pastore che fa di tutto per andare in cerca della pecora che ha perso, fosse anche inoltrarsi nel deserto (geografico ed esistenziale) fino al bassofondo in cui la bestiola si è cacciata. Ancora, è come una donna di casa che si accorge di aver perso una dràcma (moneta preziosa, se si pensa che valeva il lavoro di un'intera giornata di un bracciante): non trova pace finché non l'abbia ritrovata, anche a costo di rovistare la casa da cima a fondo. Non importa il motivo dell'essersi persi: che si tratti dell'esito di scelte personali colpevolmente irresponsabili, o dell'essersi lasciati travolgere da eventi mal ponderati, la lontananza provoca l'inquietudine del cuore di Dio. Di fronte alla gratuità della misericordia di Dio, che bussa alla porta della nostra libertà, ci raggiunge oggi questa buona notizia: «Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».
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