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l’intervista - antonella ruggiero si racconta

«Linguaggio diretto e comprensibile. Questa è la musica»

«Linguaggio diretto e comprensibile. Questa è la musica»

COMACCHIO. "Stasera, che sera”, brano d’esordio inciso nel 1975, lanciò ad un successo immediato la band dei Matia Bazar, con la quale Antonella Ruggiero ha condiviso i primi 14 anni della propria...

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COMACCHIO. "Stasera, che sera”, brano d’esordio inciso nel 1975, lanciò ad un successo immediato la band dei Matia Bazar, con la quale Antonella Ruggiero ha condiviso i primi 14 anni della propria carriera artistica, viaggiando da una parte all’altra del globo. La celebre cantautrice genovese ha incantato e conquistato l'affollatissima platea dell'arena di Palazzo Bellini. «A Comacchio ci sono già stata per un altro concerto - dice la Ruggiero - È passato molto tempo. I 14 anni trascorsi con i Matia Bazar sono stati intensissimi e si è viaggiato in ogni angolo d’Italia». Se non avesse convogliato la sua creatività nella musica, di cosa avrebbe voluto occuparsi? «Ciò che ho sempre pensato da ragazzina è stato di potermi dedicare alle arti grafiche, l’arte, la pittura, il disegno, il colore. Se fossi un’adolescente ora, mi dedicherei ai murales. Vivo a Berlino da molti anni e con questa tecnica sono state restituite alla bellezza intere strade». Cosa rappresenta per lei l’India? «L’India è un momento interiore, un Paese che ho visitato per 9 volte negli anni ’90. Era una curiosità che mi portavo dentro da ragazzina, quando sono sorti i movimenti hippy, che parlavano dei guru. In India ho conosciuto un’altra musica e una cultura diversa dalla nostra».

Per il concerto contemplato nella rassegna “Note di settembre”, promossa dal Comune, sotto la direzione artistica di Luigi Sidero, Antonella Ruggiero è arrivata con con Mark Harris, tastierista, arrangiatore e compositore statunitense. «Ha lavorato a lungo con Fabrizio De Andrè – sottolinea la Ruggiero -, e ha stretto importanti collaborazioni con altri artisti. Ama profondamente il nostro Paese ed è un grande musicista». Lei è ritenuta, insieme a Mina, un’interprete versatile, amata da più generazioni...«Trovo che quello con Mina sia un piacevole paragone. Significa che si è seminata una buona musica, grazie a testi e a musiche che parlano un linguaggio diretto e comprensibile. Le canzoni raccontano cose ad ogni concerto. Sono pezzi di vita. Mi rendo conto attraverso il mio lavoro del potere che esercita la musica, quello cioè di rendere piacevole un tratto di vita e non è cosa da poco». Intorno a quali progetti sta lavorando? «Lo scorso anno sono riuscita a realizzare Cattedrali, un lavoro voluto da tanti anni, durante i quali ho sognato di conoscere un grande artista come Fausto Caporali. Sono molto felice di questo lavoro, perché oltre ad una nuova straordinaria esperienza, questo mi ha consentito di realizzare concerti in basiliche meravigliose, in un altro mondo, un’altra dimensione, come è avvenuto nella basilica di Sant’Antonio da Padova. In autunno prenderà il via con Andrea Bacchetti una rivisitazione dei brani del mio repertorio vecchio e nuovo con ‘vestiti’, che mi porteranno in una dimensione strana, insolita, realizzati da Bacchetti. Gli arrangiamenti saranno di Stefano Barzan. Sarà un grande lavoro di voce e pianoforte al servizio della musica d’autore».

Katia Romagnoli

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