Mais, calano prezzi e superfici Necessarie nuove politiche
Il mondo associazionistico degli agricoltori italiani ha recentemente elaborato dati statistici che documentano la caduta dei prezzi del mais. Tendenza confermata dalle maggiori Borse merci...
Il mondo associazionistico degli agricoltori italiani ha recentemente elaborato dati statistici che documentano la caduta dei prezzi del mais. Tendenza confermata dalle maggiori Borse merci telematiche che quotano il cereale mai sopra i 200 euro a tonnellata. A volte molto meno: Parigi quota il future del mais di settembre a 170 euro alla tonnellata, mentre la Borsa merci di Chicago (la più grande piazza di contrattazione dei prodotti agricoli del mondo) fissa, in questi giorni, il prezzo del mais a 125 euro a tonnellata. La crescita rapida e massiccia della produzione mondiale del mais ne ha depresso le quotazioni, rendendole non più remunerative rispetto agli investimenti e ai costi. Per quanto riguarda specificatamente l’Italia, dobbiamo rilevare che la domanda interna di mais da destinare a mangime per la produzione zootecnia nazionale continua a calare premuta dalla crescente concorrenza del prezzo del grano tenero destinato a foraggio. E, purtroppo, le previsioni delle associazioni dei maiscoltori non sono affatto rosee. Tant’è che, nel breve termine, prevedono un calo ulteriore delle quotazioni del mais (tra i 3 o 4 euro a tonnellata). In Italia, negli ultimi sedici anni (dal 2000 ad oggi), le superfici coltivate a mais da granella si sono dimezzate e nell’ultimo decennio (dal 2006 a oggi). Il ribasso delle quotazioni ha ridotto le superfici destinate a mais da 1,1 milione a 700 mila ettari. In Emilia Romagna il calo, nello stesso periodo, è stato di 35 mila ettari (da 112 mila a 77 mila). Le tendenze, comunque, non accennano a invertirsi, tant’è che gli esperti di settore prevedono, per i prossimi anni, un ulteriore calo delle superfici coltivate a mais. Quel che, però, preoccupa maggiormente i maiscoltori italiani è che i prezzi bassi e calanti confermano l’invarianza della tendenza alla crescita delle importazioni (provenienti soprattutto da Ucraina, Romania, Stati Uniti e Francia). A questo punto non possiamo esimerci dal chiederci quale sarà il destino della maiscoltura italiana. Certo, le quotazioni internazionali non spingono all’ottimismo. Tuttavia riteniamo che sarebbe sbagliato disperdere un patrimonio di competenze specificità ed eccellenze. Per evitare questa debacle riteniamo sia indispensabile che le istituzioni pubbliche e le associazioni degli agricoltori agiscano efficacemente sul versante della riforma della politica agricola comunitaria e su quello della valorizzazione delle qualità sanitarie (non organolettiche) delle produzioni. A questo punto è bene sapere che la riduzione dei contributi agricoli europei, abbinata al persistere di una legislazione agricola comunitaria vincolistica che assume, talvolta, le forme del tabu antimoderno e antiscientifico, ha già messo in ginocchio gli agricoltori italiani e ha sottratto loro la perfino la responsabilità imprenditoriale. Basti pensare che, di fronte al fenomeno delle muffe e delle micro tossine procurate dalla Piralide del mais (Ostrinia Nubilalis), che falcidia le produzioni del granturco riducendone le rese per ettaro e, quindi, aumentandone, i costi di produzione, non è loro permesso nemmeno di riflettere sull’opportunità di utilizzo degli Ogm. Tantomeno è loro concesso riavviare una nuova stagione di studi e ricerche e, quindi, di implementazione di soluzioni operative, che consentano ad essi di coltivare prodotti ineccepibili dal punto di vista sanitario e resistenti ai parassiti. La Ue deve capire che l’aumento delle importazioni italiane di mais non è una strategia che abbia futuro. È, invece, necessario investire in ricerca e sviluppo (dei processi produttivi e dei prodotti), riavviare la riflessione sugli Ogm e sul loro utilizzo, tutelare e valorizzare le produzioni nazionali, contenere la pressione fiscale che grava sulle campagne e rendere la burocrazia europea strumento di indirizzo e di incentivazione per la crescita e lo sviluppo del mondo agricolo.
*Fondazione Luigi Einaudi
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