«Fece rispettare le regole e fu ucciso»
Il carcere dell’Arginone intitolato al maresciallo Costantino Satta: «Servitore dello Stato morto in servizio oltre 70 anni fa»
Morì 71 anni fa, nel 1945, in servizio nel vecchio carcere di Piangipane, come uno dei tanti «servitori dello Stato» uccisi mentre svolgevano il proprio lavoro. Salvatore Satta aveva appena 47 anni e da ieri il suo nome è scolpito in un monumento alla memoria nel cortile del carcere dell’istituto dell’Arginone, cui è intitolato. «Vittima del dovere», recita la targa scoperta, «una targa che chiunque dovesse entrare, anche i detenuti, dovrà leggere» sottolinea il viceministro della giustizia, Cosimo Maria Ferri. «Un monito e un insegnamento per tutti noi che oggi attualizziamo questa vicenda tragica» ha poi ricordato il capo Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap), Santi Consolo, poichè «la vicenda di Satta ci insegna il rispetto delle regole e la tutela della dignità delle persone, principi per i quali lui ha perso al vita». Sul piazzale ci sono autorità, i familiari di Satta (il figlio Giorgio e il nipote Costantino, chiamato come lui) e quelli che oggi sono i suoi colleghi della Polizia penitenziaria. Per tutti parla la comandante Annalisa Gadaleta, lo fa - spiega - «in un giorno emozionante per il nostro corpo, ricordando chi non ha esitato a immolare la propria vita per lo Stato», rammentando poi ai colleghi che il «nostro compito, complesso e durissimo, è quello di rieducare». Un lavoro non facile ha aggiunto Paolo Malato, direttore dell’istituto «poichè ricordare il maresciallo Satta significa farlo con tutti i servitori dello Stato che hanno perso la vita, dai magistrati ai tutori della legge e dell’ordine pubblico». Sul nome di Satta da dare all’istituto dell’Arginone, si è soffermata - concludendo - Ilse Runsteni, provveditore amministrazione penitenziaria: «Intitolare l’istituto a Satta consentirà nel tempo a ricordare alla città di Ferrara chi era questo uomo delle istituzioni».
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