L’insicurezza è figlia di un’urbanistica miope
Fiorentini (Tavolo provinciale): abbiamo costruito città senza cittadini, la rotta va cambiata
Sicurezza: un tema che non va mai in naftalina. Sicurezza anche nei quartieri, spesso degradati e quindi le conseguenze ma anche le azioni concrete da prendere. Quartieri che cambiano solo girando qualche foglio di calendario con ricadute sull'esistenza stessa. Ecco, su questi temi, Antonio Fiorentini, sindaco di Argenta e componente del “tavolo” provinciale presieduto da Tagliani, pone una riflessione che non si sofferma solo sul presente ma è una valutazione temporale di più ampio respiro.
«Basterebbe pensare a come le zone delle stazioni delle grandi e medie città - attacca -, da luoghi della nuova 'borghesia' negli anni '70 siano diventate repentinamente, luoghi di degrado. È possibile che questo degrado si diffonda altrove? Temo proprio di sì. Abbiamo costruito città senza cittadini. Gli anni del secondo e “drogato” boom economico degli anni Ottanta ci hanno posto dinanzi, con una violenza inaudita, a una mutazione urbanistica che rifletteva un travolgente cambiamento sociale. Cambiamenti che avevano bisogno di essere accompagnati e non semplicemente assecondati. E invece, anche nel nostro territorio, le amministrazioni e i costruttori, con la compiacenza di tutti, anzi con l'entusiasmo dei cittadini, hanno involontariamente esasperato tutte quelle fragilità, creato zone di espansione residenziale, raddoppiando quasi la superficie cittadina: piazze svuotate per concentrarci tutti nelle anonime vie Milano, Londra, Copenaghen, tutte uguali, tutte parallele, caso mai ci si potesse incontrare. Questi quartieri, che sono diventati "la Città" (e li ritroviamo a Ferrara, così come ad esempio ad Argenta, Cento, Copparo, Comacchio e in tutta la provincia), li abbiamo costruiti senza esercizi pubblici, senza scuole, in sostanza senza società e senza socialità».
Dopo il centro città, per Fiorentini anche «la periferia è divenuta sempre più asociale, causando nuove solitudini, oggi esasperate anche dalle attuali tecnologie che nelle giovani generazioni si sono sostituite alle feste di compleanno, ai ritrovi nei giardini dei condomini, alle scorribande nelle piazzette. A questa considerazione che vede nell'urbanistica il riflesso di una deviazione e non la possibilità di prevenirla - fa notare il sindaco di Argenta -, si accompagna una riflessione sulle istituzioni educative, fra cui c'è la famiglia, con tutte le sue responsabilità, coi ritmi frettolosi e ansiogeni della società moderna, con la sua delega anche educativa e di cura alla scuola e, nella migliore delle ipotesi ai nonni; e nondimeno nel problema c'è la scuola. Aggiungo il venir meno di “agenzie” educative indebolite: parrocchie, cortili, quartieri, partiti. In questo contesto i ragazzi a chi si rivolgeranno? - Si chiede Fiorentini -. Come vivranno nei loro quartieri, nuovi e vecchi? Mireranno alla vittoria solitaria o riterranno che un problema di un anello della società vada risolto dalla comunità, se non per convinzione almeno per la convenienza che la comunità stessa non sia travolta? In questo contesto - ecco la ricetta - noi abbiamo il dovere di aprirci con intelligenza al cambiamento in atto da tempo, di guidarlo e non di assecondarlo nuovamente. Non voglio banalizzare, non sta qui il problema, perlomeno non solo qui, nella morfologia urbana delle nostre città, nella capacità delle città di creare una coesione sociale altrimenti infranta, ma è certo che anche la "forma" delle città rifletta e anticipi la questione sociale e quindi della sicurezza».
Giorgio Carnaroli
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