«Ma continua la nostra via crucis»
«Tutti e tre responsabili allo stesso modo della morte di Pier Luigi»
Ci saranno anche loro, in prima fila, come sempre. Rita e Marco Tartari, sorella e fratello di Pier Luigi, saranno in aula, il prossimo 23 settembre, in Corte d’assise, assieme al loro legale, Eugenio Gallerani. Per Marco Tartari continuerà, dunque, quella che chiama «la nostra via crucis». Rita che ha sempre scelto il silenzio si limita a dire «parlerò quando sarà tutto finito». Come aveva già fatto, dopo il processo a Ivan Pajdek quando spiegò - sui 30 anni di pena - che «è stata fatta giustizia». Una giustizia giusta, certo, «ma per noi sarà sempre poco - aggiungeva - rispetto al dolore e all' assenza di mio fratello». La sentenza su Pajdek (in rito abbreviato, il primo processo parallelo a quello contro Fiti e Ruszo) per lei era stato «un segnale importante non solo per noi ma per tutta la città, anche se non passa giorno che io non pensi a mio fratello e alla sua morte». E, come disse assieme al fratello Marco, «questo è stato un bell'esempio di giustizia, tutti ne avevamo bisogno ma adesso occorrerà che venga fatta la stessa cosa anche negli altri processi». Quello che si apre la settimana prossima: «Non capisco - riflette oggi Marco - perchè gli altri (Fiti e Ruszo, ndr) abbiano scelto questa strada (processo pubblico e non in camera di consiglio come Pajdek, ndr), ma posso ribadire, per coerenza, come per Pajdek, che quando parleranno le difese uscirò dall’aula: per quanto mi riguarda non vedo perchè ci debba essere una pena diversa da quella a Pajdek (30 anni,ndr). Tutti e tre sono responsabili allo stesso modo».
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