Profughi-imbianchini nelle scuole
Attività di volontariato per 24 richiedenti asilo. Si erano offerti in 50. Comune e Asp: l’esperimento funziona, si va avanti
FERRARA. Una mano di bianco ai muri delle scuole l’hanno data i ragazzi neri ospitati nell’hub di Pontelagoscuro. I richiedenti asilo hanno fatto a gara per conquistarsi la possibilità di rendersi utili appena si è sparsa la notizia che il Comune e l’Asp cercavano volontari per qualche lavoretto da fare in cambio di niente. Franck Koueni, un camerunense da 8 anni in Italia, che ha fatto da mediatore anche linguistico, traduce cosa è avvenuto qualche settimana fa nell’Hub di Ponte: «Tutti dicevano “io voglio andare, io voglio andare”, è stata quasi una lotta per iscriversi e non vedevano l’ora di cominciare: “quando andiamo?, quando andiamo?”. Hanno avuto la possibilità, nell’ambito del progetto Ferrara Mia, di dimostrare la loro voglia di fare, a nome loro ringrazio per tutto questo».
Franck Koueni è stato l’ultimo a parlare nella conferenza stampa che si è tenuta ieri mattina nel prato della scuola Poledrelli, che insieme al vicino Nido Giardino, alla primaria Matteotti, alla media De Pisis hanno fatto da battistrada a questo esperimento (da domani toccherà anche alla primaria Leopardi) di «attività di volontariato per la cura dei beni pubblici» da parte dei profughi che sono in attesa di sapere se la loro domanda di asilo sarà accolta. «È la dimostrazione - afferma Angela Alvisi, presidente dell’Asp - che i nostri ospiti vogliono impegnarsi». Dei 60 dell’Hub 50 hanno alzato la mano per reclamare una pennellessa; i prescelti sono stati 24. Perché non basta la buona volontà: per trasformare un richiedente asilo in volontario servono condizioni di sicurezza, assicurazioni, tutor...un mix di ingredienti non facile da mettere insieme «Ma grazie alla forza organizzativa del Comune - dice Alvisi - è stato possibile mettere in piedi questa iniziativa e dimostrare che la disponibilità dei nostri ospiti è autentica, anche perchè aspettare una risposta senza far nulla non piace a nessuno».
Il sindaco Tiziano Tagliani ha affrontato la questione profughi su tre versanti: 1) «Quando parliamo di immigrazione e richiedenti asilo con i nostri cittadini quello che emerge è il problema della sostenibilità. Il Comune di Ferrara ha fatto politica di accoglienza sostituendosi anche a chi finora non si è fatto carico dell’ospitalità. Abbiamo sollevato la questione e il prefetto si è fatto carico di questa richuesta affinchè tutti si assumano delle responsabilità». 2) «Ma c’è un’altro tema importante, quello della trasparenza. La scorsa settimana, su mia richiesta, sono stato ascoltato a Roma dall’Anac, cioè da Cantone, per illustrare i criteri, punto per punto, con cui abbiamo gestito gli Sprar»; sullo Sprar 2013 poco più di un anno fa c’era stato l’intervento di Cantone a seguito del quale era stato revocato l’affidamento diretto a Camelot ed era stata bandita una gara ad evidenza pubblica che Camelot si è aggiudicata. «Credo che questa vicenda - ha detto Tagliani - sia in via di definizione, anche perché abbiamo mostrato di aver lavorato con la più assoluta trasparenza». 3) «A vent’anni dai profughi dell’Albania c’è ancora un ritardo normativo da colmare, così dobbiamo inventarci gli strumenti per fare qualcosa nella fase dell’accoglienza». A proposito dei profughi-volontari, Tagliani ha detto che una delle preoccupazioni (sicurezza a parte) è quella di evitare conflitti tra richiedente asilo e disoccupato iscritto ai centri per l’impiego «perché non vogliamo le guerre tra poveri». Con il pressing per la più equa distribuzione, con l’operazione trasparenza e con i profughi-imbianchini «cerchiamo di abbattere tutti gli argomenti di questa campagna elettorale permanente». Ma sa che gli attacchi arriveranno comunque: «Tanto lo sappiamo, Non va bene se i profughi non fanno niente e non va bene se i profughi fanno qualcosa».
Per l’assessore Chiara Sapigni «i richiedenti asilo possono essere coinvolti se li consideriamo parte della comunità e non se li mettiamo da una parte»; ha sollecitato le associazioni e i Comuni a sposare la prima soluzione.
«I 24 africani volontari - ha spiegato l’assessore Aldo Modonesi - hanno formato 4 squadre di 6 persone, lavorando a giorni alterni. Non sono stati pagati, non stati lavori oggetto di appalti. La spesa è stata di poche centinaia di euro per pennelli, pittura, scarpe. Altri 5-6 profughi si pensa di impegnarli - tramite la Holding Ferrara Servizi - in piccole attività sul verde pubblico. Non è stato uno spot, vogliamo dare continuità a questa iniziative, che fanno bene a tutti». Altri 20 profughi - ha informato Alvisi - sono impegnati in una decina di associazioni dei volontariato.
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