Licenziato: «Farò causa al sindacato»
Ferrara, ex autista accusa: non posso più far ricorso per la scadenza dei termini. Il suo legale: «Un danno gravissimo»
FERRARA. Fare causa all’azienda dopo un licenziamento non ha nulla di strano o inconsueto. Ma denunciare il sindacato non è cosa da tutti i giorni. Protagonista, suo malgrado, di questo paradosso è il signor Maurizio Pincelli, 63 anni e 38 di contributi, fino al 2012 impiegato come autista in una ditta di trasporti della provincia.
Quattro anni fa, la svolta negativa: insorgono problemi di salute, si rende necessario un intervento di bypass alle coronarie. La visita medico legale dell’Asl, sollecitata dall’azienda, lo dichiara non più idoneo alla guida e l’uomo perde il posto. Il passo successivo sarebbe dovuto essere l’avviso alla Motorizzazione Civile per il ritiro della patente «ma per motivi che ignoro l’azienda non ha provveduto alla comunicazione». Così non solo nel frattempo la patente non gli viene ritirata, ma nei due anni successivi il signor Pincelli supera l’esame per il rinnovo «con la stessa Commissione che aveva dichiarato che non potevo più guidare».
Questa è soltanto una delle assurdità di questa vicenda. La seconda non riguarda tanto l’azienda, quanto il sindacato Cgil a cui Pincelli è iscritto fin dalla fine degli anni Sessanta. «Quando mi hanno licenziato è stato un duro colpo - racconta - Avevo 59 anni e nessuna speranza di trovare un’altra occupazione. Ma avevo fiducia nel sindacato, nella possibilità di impugnare il licenziamento facendo ricorso. Del resto, in tutti questi anni avevo pagato la quota sindacale, trattenuta in busta paga, e mi sentivo con le spalle coperte». Invece il signor Pincelli va incontro a un’amara delusione. «Mi sono rivolto alla Filt trasporti Cgil, ma anziché supportarmi ha cercato di dissuadermi, dicendo che cause di questo genere erano tutte in salita perché è difficilissimo contrastare il parere di una Commissione Medica». Considerato però che la stessa Commissione gli aveva confermato la patente nei due anni successivi, la battaglia avrebbe invece riservato qualche margine di speranza. Ma nulla: il sindacato sembra arrendersi in partenza.
«Continuavano a dirmi che bisognava aspettare gli atti della Commissione, e intanto il tempo passava. Io non so nulla di procedure legali, e mi fidavo». Quando, finalmente, viene indirizzato al legale della Camera del Lavoro, è ormai troppo tardi, perché sono scaduti i termini per poter presentare ricorso e non è più possibile fare causa.
Pincelli a questo punto si rivolge all’avvocato Stefano Forlani, e viene fatto un tentativo di conciliazione alla Camera di Commercio, ma la controparte non manifesta alcuna intenzione a trovare un accordo. «Il signor Pincelli - spiega l’avvocato Forlani - ha subìto un danno gravissimo proprio da quel soggetto, il sindacato, che lo doveva tutelare. A 63 anni, ha forti difficoltà a trovare un altro impiego, e il suo stipendio rappresentava una fondamentale fonte di sostentamento per la sua famiglia». A permettere all’ex autista di andare avanti, è una pensione di invalidità. Decisamente poco, per chi ha lavorato per quasi 40 anni.
L’unica strada rimasta da percorrere, continua l’avvocato Forlani, è quella di fare causa alla Cgil: «L’idea è quella, siamo pronti a procedere». E, in tutto questo, il signor Pincelli ha ancora la patente.
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