Plastica a fuoco, ‘caccia’ alle diossine
Oggi i risultati dei prelievi di centinaia di metri cubi di aria nel petrolchimico di Ferrara. Ma l’Asl non ha chiesto misure d’emergenza
FERRARA. Solo oggi si conoscerà l’esito delle analisi dell’aria attorno alla zona dell’incendio di materie plastiche che martedì pomeriggio ha messo in allarme mezza città a causa della colonna di fumo nero sul petrolchimico. L’Arpae ha passato l’intera notte a immagazzinare centinaia di metri cubi d’aria e i filtri della pompa sono stati inviati ieri mattina alla sezione di Ravenna, che farà di tutto per consegnare i risultati degli esami nel giro di 24 ore. L’attenzione è puntata sull’eventuale concentrazione oltre i limiti di sostanze pericolose come le diossine, che potrebbe comportare l’apertura di procedimenti relativi a danni ambientali o addirittura alla salute pubblica. Ipotesi remote, è bene sottolinearlo, perché, come fa presente il direttore Arpae, Pier Luigi Trentini, «la nuova legislazione sugli ecoreati prevede che il danno ambientale sia dimostrato in maniera oggettiva, con misurazioni, e che si parli di rischio rilevante». Per quanto riguarda la salute pubblica, all’Asl fanno presente che nelle situazioni di emergenza collegate a incendi scattano misure immediate, come l’evacuazione di aree abitate: martedì non è successo perché la torre di fumo è stata consistente per un breve periodo, un’oretta, e dopo un primo orientamento verso sud-ovest il vento l’ha spinta a nord-est, in una zona del forese poco abitata e anche scarsamente coltivata. Da parte dei residenti non sono segnalati malori o altri fenomeni collegabili all’incendio. Si può già dire che le centraline Arpae di Barco e Cassana non hanno fatto una piega, anche perché non sono tarate per intercettare le diossine.
I tecnici dell’agenzia ambientale ieri mattina hanno svolto un sopralluogo nell’area dell’incendio, che sta all’interno del petrolchimico non lontano da piazzale Donegani. L’azienda responsabile del carico di polipropilene in lastre andato in fumo, la Polar srl, stava già ripulendo e bonificando il piazzale di stoccaggio, anche se nemmeno i diretti interessati sono in grado di dare una spiegazione a quanto successo. «È la prima volta che capita, non c’erano addetti nelle vicinanze e possiamo solo ipotizzare una sorta di autocombustione - ha detto Andrea Fontana, il legale rappresentante dell’azienda - Il polipropilene in lastre, circa 500 metri quadrati di materiale, era lì da poco, per essere macinato dal nostro impianto e rimesso in commercio. Siamo intervenuti subito e abbiamo chiesto l’aiuto dei vigili di Ifm (la società di servizi del petrolchimico, ndr), che ha circoscritto l’incendio». Sono stati prelevati campioni di materiale per le analisi, l’impianto per ora è fermo.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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