Mascellani in tribunale contro il sequestro dei suoi beni
Il 22 settembre il ricorso per i 4 milioni ritrovati e bloccati. Anche Caricento ricorre contro i soldi congelati: reclama 700mila euro di quei soldi perchè un pegno a garanzia dello scoperto dell'imprenditore ferrarese
FERRARA. Promesso, detto, fatto e depositato in tribunale, il ricorso contro il sequestro di 4 milioni che sarà discusso il prossimo 22 settembre davanti al Tribunale del Riesame (Marini, Testoni e Attinà).
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Si tratta dell’atto che l’imprenditore Roberto Mascellani e il suo legale Filippo Sgubbi avevano annunciato agli inizi di agosto, contro il sequestro di 4 milioni di euro, deciso allora dal gip Silvia Marini su richiesta di procura e finanza, perchè - ipotesi accolta dal giudice che ora dovrà essere nuovamente validata o bocciata dal Riesame - sarebbero soldi distratti al fallimento della società Magazzini Darsena. Soldi trasferiti a partire dalla metà degli anni 2000 in poi - secondo le indagini degli inquirenti -, prima a Ginevra, in Svizzera, poi fatti rientrare in Italia, in liquidità e titoli, ora congelati e sotto sequestro preventivo.
I soldi sono stati trovati e sequestrati in due banche diverse: la prima, la Banca del Piemonte, una filiale della regione, il conto più “pesante” (di oltre 2 milioni di euro), il resto alla Cassa di Risparmio di Cento. E proprio la Caricento, in virtù dei soldi sequestrati a Mascellani e custoditi in questa banca - questa la novità dell’udienza del 22 settembre - ha depositato un ricorso contro il sequestro, ritenendo che una parte di questi soldi, 700mila euro, siano in realtà di proprietà della banca stessa, essendo - di fatto - un pegno, una sorta di fondo vincolato a garanzia dello scoperto che Mascellani avrebbe avuto con la banca stessa.
Dunque il contenzioso si complica sempre più, con soggetti diversi e argomentazioni tecniche di altissimo livello giuridico. Il prossimo 22 settembre, il tribunale del Riesame dovrà valutare se i ricorsi di Mascellani e Caricento siano da accogliere oppure no. Come spiegato qui a fianco, Mascellani ritiene che questi soldi non siano assolutamente frutto di una distrazione, che non siano stati trasferiti dalla società Magazzini Darsena (che poi ha fatto crac) ad altre del suo gruppo con l’intento di sottrarli ai creditori del fallimento.
Per procura e finanza, invece i 4 milioni sequestrati sarebbero il frutto di distrazione da Magazzini Darsena spa (fallita nel 2013), di cui Mascellani è stato amministratore. Si tratta di un sequestro preventivo (deciso da un giudice, dunque con un atto terzo, sopra le parti) perchè questi 4 milioni sono stati ritenuti un profitto del reato di bancarotta fraudolenta, per distrazione, a discapito dei tantissimi creditori del fallimento. La decisione fu adottata dal gip Marini che valutò riscontri delle indagini svolte dalla polizia tributaria della Finanza e della procura che da tempo hanno allargato accertamenti a tutte le società del Gruppo Mascellani.
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