Antichi alfabetari trovati nella città di Spina
Reusser, archeologo dell’Università di Zurigo illustrerà al pubblico la scoperta Per la prima volta viene riaperto un sito nevralgico per l’archeologia
LIDO SPINA. La rifioritura dell’archeologia nell’area spinetica delle valli al confine tra i Comuni di Comacchio e di Ostellato, segna oggi una tappa decisiva con le tre visite guidate (alle 13, alle 14 e alle 15, con prenotazioni già tutte esaurite) all’antico abitato di etrusco della città di Spina. Christoph Reusser, archeologo dell’Università di Zurigo, in qualità di direttore dello scavo condotto recentemente, in collaborazione con la Soprintendenza archeologia dell’Emilia Romagna, illustrerà al pubblico l’esito delle recenti indagini che, a quanto sembra, stanno riservando sorprese di grande interesse storico, archeologico ed antropologico. Nell’area in cui vennero alla luce nel secolo scorso, dapprima la necropoli di Spina, la cosiddetta città dei morti, con migliaia di sepolture e successivamente, mediante i lavori di dragaggio nel Mezzano (tra gli anni ’50 e ’60), la città dei vivi, sembra che siano stati ritrovati degli antichi alfabetari. La scoperta, che confermerebbe dunque la presenza di una antichissima scuola etrusca, è destinata ad aprire nuovi scenari per la conoscenza del territorio e della sua storia antica. Per la prima volta, dopo oltre mezzo secolo, viene riaperto al pubblico oggi e domani un sito nevralgico per l’archeologia locale e nazionale, i cui preziosi reperti sono ora in parte esposti nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara ed in parte, custoditi nei depositi dello stesso. Gli appassionati di archeologia potranno seguire il team che ha affiancato l’archeologo Reusser, a partire da quella città definita “leggera”, costruita su legno, canna ed argilla, intorno alla quale si è discusso in occasione del convegno, denominato “Progetto Spina”, che si è tenuto il 30 giugno scorso a Palazzo Bellini. Le visite guidate in programma oggi e domani nel cuore dell’antica civiltà spinetica si inseriscono in un quadro di più ampio recupero e valorizzazione dell’archeologia comacchiese, che tra il 2014 ed il 2015 ha segnato un altro importante traguardo, quello della scoperta di uno scafo tardo-romano nel sito di Santa Maria in Padovetere. Gli scavi condotti da Mario Cesarano e dal suo team di archeologi hanno consentito di approfondire le conoscenze dell’area, nella quale sorge una pieve paleocristiana e dell’antico corso del fiume Padus, il Po, ma anche del traffico fluviale di raccordo con il Mare Adriatico.
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