Tra Carife e Ubi c’è lo scoglio Marche Bper si chiama fuori
Modena concentrata sulla sola Etruria, Bergamo al bivio Ubi taglia sportelli e addetti, ‘pacchetto’ a due indigeribile
Resta in pista la sola Ubi per una soluzione bancaria della vendita di Nuova Carife, in alternativa al salvataggio bis con il Fitd. Secondo le indiscrezioni giornalistiche, per una volta unanimi, il consiglio di amministrazione della Banca popolare dell’Emilia Romagna ha infatti deciso di andare avanti nella trattativa di acquisto per la sola Banca Etruria, lasciando così cadere per la seconda volta in pochi mesi la pista che conduce a Ferrara. Bper mantiene ufficialmente un silenzio impenetrabile, ma questa decisione risponderebbe in effetti ad una logica industriale e finanziaria, evitando impatti pesanti sulla capitalizzione dei modenesi (non tanto per Nuova Carife, quanto per via dell’altra banca in offerta, cioè Marche) e problemi di eccessiva sovrapposizione territoriale. Per gli stessi motivi Etruria potrebbe interessare alla stessa Ubi, e diversi addetti ai lavori in queste ore parlano di derby tra i due istituti per gli sportelli aretini. In pista per corso Giovecca a questo punto resterebbero i soli bergamaschi, anche se ieri circolavano ipotesi diverse, e pure questo scenario presenta aspetti convincenti dal punto di vista industriale. «Sono convinto, e l’ho anche ripetuto qualche giorno fa al tavolo sindacale sul nostro piano industriale, che l’acquisizione di Carife sarebbe un’ottima opportunità per Ubi - dice Andrea Battistini, coordinatore del sindacato First Cisl del gruppo bergamasco - Il prezzo al punto della trattativa in cui siamo sarà per forza appetibile e dal punto di vista territoriale la rete ferrarese è perfettamente integrabile con la nostra. Al di là del fatto che sono comunque favorevole a trovare soluzioni interne al sistema bancario italiano per le quattro good banks e i suoi lavoratori, sarebbe diversa un’eventuale integrazione con Banca Marche, con la quale le sovrapposizioni sono molte».
Il versante sindacale a Bergamo non è di secondo piano, perché azienda e rappresentanti dei lavoratori sono da mesi impegnati in una delicata trattativa sul piano industriale Ubi, che prevede tra l’altro la costituzione di cinque macroaree territoriali (una di queste ha sede a Jesi, come la “testa” di Banca Marche) e pesanti tagli: 600 esuberi tra il personale e 130 sportelli da chiudere, per un risparmio complessivo di 80 milioni di euro. Poiché le filiali da togliere dal mercato saranno addirittura 150 entro il 2020, è chiara la preoccupazione non solo dei sindacati sullo scenario di acquisizione anche di Banca Marche, una realtà grande diverse volte Ferrara e, appunto, molto sovrapposta con Ubi.
I bergamaschi allora compreranno la sola Nuova Carife? In realtà lo scenario è complicato proprio dalle scelte di Bper, che hanno lasciato sul terreno anche Marche: a questo punto è probabile che Roberto Nicastro, presidente delle good banks, spinga per la vendita del pacchetto rimanente, o nel caso Popbari confermi l’interessamento a Chieti, almeno per l’accoppiata Marche-Ferrara. L’acquisizione di una banca piccola come Nuova Carife non consentirebbe però a Ubi di tirarsi fuori dalla partita Mps, un boccone quello sì davvero difficile da ingoiare per tutti, in Italia.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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