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Lo sport al di là del muro Tra volley e solidarietà

di Samuele Govoni

Ieri la partita tra la squadra di pallavolo di Portomaggiore e i giocatori del “Satta” Un detenuto: queste attività per noi sono importanti, ci aiutano a restare vivi

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PORTOMAGGIORE. «Penso che queste attività siano importanti perché accorciano le distanze tra noi e il mondo esterno. Prima con i ragazzi ci siamo stretti la mano normalmente, come segno di saluto; nei loro occhi non c’erano giudizi e per noi questo vuol dire tanto. Se un domani incontrerò qualcuno di loro per strada so che non mi giudicherà: è una bella sensazione».

Elia ha una quarantina d’anni, gli ultimi venti li ha passati negli istituti penitenziari italiani (da Nord a Sud, isole comprese) ma «tra cinque anni sarà finita e poi me ne tornerò a casa mia, in Sardegna». «Scontare la pena lontano dalla propria terra e dai propri affetti - afferma -, è ancora più faticoso».

I ragazzi di cui parla sono i giocatori della squadra di volley maschile di Portomaggiore. Alcuni detenuti del carcere “Satta” di via Arginone da un anno giocano a pallavolo. Si allenano per due ore un paio di volte a settimana. Una volta al mese si organizzano partite con giocatori amatori provenienti da fuori ma questo, è stato il primo match giocato contro una squadra di professionisti. «Il nostro mister fa il doppio del lavoro di tutti perché - racconta Elia - deve parlare e insegnare la pallavolo a persone che nella vita probabilmente hanno fatto di tutto tranne che giocare a pallavolo. Da parte nostra, mia e dei miei compagni, c’è la volontà di fare bene, di socializzare ed essere propositivi; è importante perché sennò si resta sempre chiusi nella stessa stanza a dormire. Se entri in quel meccanismo, non vivi più». L’idea del match era nata a inizio estate e fin da subito è stata accettata di buon grado da tutti. Ieri mattina alcuni giocatori, accompagnati da coach Taborda, dal vicepresidente Massimo Gallerani, dal sindaco Nicola Minarelli e dal parroco Ugo Berti, sono entrati nella casa circondariale ferrarese per trascorrere una mattinata tra sport e solidarietà. «Oltre alla parrocchia, alla squadra e all’amministrazione - spiega Gallerani - abbiamo coinvolto anche l’Avis che ha regalato le magliette ai detenuti. Tutta la comunità portuense si è mossa per rendere possibile questo incontro che mi auguro, sia soltanto il primo di una serie».

Anche l’allenatore ha parlato della mattinata come di un appuntamento di interesse per entrambe le parti coinvolte: «Nella vita, così come nello sport, è importante il lavoro. Quando vinci, quando ottieni un buon risultato sai che è il frutto di un percorso che si è andati costruendo mattone dopo mattone». Anche per il primo cittadino portuense e per il direttore del “Satta”, Paolo Malato, la mattinata è stata importante perché, afferma quest’ultimo: «Al di là dell’evento sportivo, ci aiuta a comprendere e apprezzare l’importanza dello stare insieme».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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