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S. Anna, mensa “ristretta” anche i medici protestano

Dopo le lamentele della Cgil anche l’Anaao contesta lo scadimento del servizio Api: l’ospedale paga di meno, i dipendenti di più e il gestore scontenta tutti

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FERRARA. Spira un’aria di maretta nella mensa dell’ospedale Sant’Anna. Dall’inizio di settembre il gestore dell’appalto, la società Serenissima, di Vicenza, ha modificato alcune condizioni per l’uso del servizio e tra i dipendenti serpeggia da giorni, dopo i primi pasti serviti con le nuove modalità, un diffuso malcontento. L’altro ieri è stata la Cgil a sollevare il problema sintetizzando le lamentele degli iscritti. Ieri a rilanciare la palla, aggiungendo dettagli di una certa importanza, è stato il sindacato medico Anaao, che ha incontrato nei giorni scorsi il vertice dell’azienda sanitaria assieme alle altre sigle che rappresentano i camici bianchi.

All’ordine del giorno c’era proprio il caso-mensa. «La direzione generale ci ha informato - spiega il consigliere nazionale Anaao Pierluigi Api, che al Sant’Anna è affiancato dal segretario aziendale Lucio Trevisani - di aver ricontrattato il prezzo del servizio con il gestore, riportandolo entro i limiti previsti dal contratto nazionale. In pratica riducendo la quota a carico dell’ospedale da circa 9 euro a circa 7. La parte di costo che spetta al dipendente è stata ritoccata anch’essa ed è leggermente aumentata».

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Il costo di 7 euro, precisa Api, fa riferimento ad un valore fissato da norme di settore, «mentre stando a quanto ci ha riferito la direzione i due euro in più pagati in passato andavano oltre quel tetto, che il vertice attuale dell’ospedale intende rispettare per non incorrere in una possibile contestazione di danno erariale».

A fronte di un costo maggiore per il dipendente, sottolinea Api, «ci si aspettava almeno un mantenimento del livello del servizio, invece c’è stato uno scadimento». Api elenca le posate in plastica «che si spezzano con una certa facilità e i piatti anch’essi in plastica» oltre ad «una riduzione della possibilità di scelta delle portate e anche della frutta, che il dipendente può avere al di fuori del menù fisso pagando un costo extra».

Proteste dello stesso tenore sono arrivate anche dalla Cgil, che segnalava, oltre ai numerosi motivi che alimentano i malumori dei dipendenti dell’ospedale, anche il timore di una riduzione dell’utenza della mensa con possibili ripercussioni sul personale impiegato per l’erogazione del servizio.

Api ha aggiunto che la stessa direzione ospedaliera, che ha riconosciuto alla ditta la facoltà “supplementare” di poter preparare al Sant’Anna i pasti destinati anche ad altre mense servite dallo stesso operatore, ha registrato con fastidio le rimostranze dei dipendenti dell’ospedale, «perché l’accordo con il fornitore dei pasti non contemplava una caduta della qualità del servizio e del comfort. La direzione ha contestato la carenza al gestore, che incontrerà a breve, e noi siamo in attesa degli sviluppi». (gi.ca.)

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