Sisma, nei map dopo quattro anni: «Quando ce ne andremo?»
Oltre che a Cento, le strutture si trovano anche a Alberone e Casumaro. Tassinari: ho 83 anni, l’unica cosa che desidero è tornare nella mia vecchia casa
CENTO. «Io sono nato ad Alberone nel 1933 nella casa dove nacque anche mio padre. La mia famiglia ha vissuto in via Minelli per decenni, secoli. Generazione dopo generazione avevamo vissuto tra quelle mura fino al 20 maggio 2012. Quel terremoto cambiò tutto. La casa, a distanza di 4 anni è ancora inagibile e non so quando potrò tornarci». Raffaele Tassinari, 83 anni, vive nel Map numero 8 ad Alberone con la sorella, in attesa di poter tornare tra quelle mura che sono tutta la sua vita. «Ogni tanto vado là, la guardo, penso; mi è rimasto solo questo. In breve tempo - spiega - abbiamo messo insieme tutte le carte necessarie, tutte le informazioni richieste le avevamo date eppure, i lavori non sono ancora partiti e non capisco perché».
Anche lui, come le altre famiglie (circa 10 in totale) che ancora vivono nei moduli abitativi provvisori di Alberone, Cento e Casumaro, non sa quando potrà andarsene da quel prefabbricato che nel corso dei mesi, degli anni, è diventato casa sua. Nel centro della frazione c’è il bar tabaccheria di Irene Trentini. Quando il terremoto ha seminato paura e distruzione lei aveva rilevato l’attività da 6 mesi.
«Mi sono rimboccata le maniche per tenermi stretto questo posto che era tutto ciò che avevo. Quando ho capito - racconta la titolare - che nell’edificio non ci sarei potuta tornare, ho noleggiato un container e per 9 mesi è stato quello il mio bar. Dopo ho comprato una tensostrututra per affrontare l’inverno e poi, quando ho visto che le cose andavano per le lunghe ho noleggiato questa casetta in legno. Devo dire che la gente mi ha voluto bene, non mi ha abbandonato. Ora mi sto guardando intorno; se trovo un immobile in paese ci vado. Non potrò restare in questa casetta ancora a lungo». Nel villaggio di via De Nicola a Cento, con la sua famiglia vive Said Temtame. Accanto altre famiglie condividono disagi e problemi, per lo più dettati dal tempo. «Umidità, infiltrazioni e muffa sono solo alcuni dei problemi. In più - spiegano gli abitanti dei Map - i costi delle utenze sono molto elevati e viviamo in quattro con un solo stipendio, il mio, che lavoro in fonderia. Quando ce ne andremo? Non lo sappiamo».
Di fronte al modulo di Said c’è un’altra famiglia. Loro sono in 6. La bimba più piccola è nata nel 2013: «Lei - dice la mamma - ha sempre vissuto qui da quando è nata, non conosce una casa vera e propria. Speriamo che il Comune ci aiuti a trovare una soluzione».
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