Scontro sui menù a scuola «Panino sì, vegano no»
Prime richieste dalle famiglie per aumentare le opzioni alimentari degli scolari Il Comune: pasto da casa se non contamina ma per il ‘veg’ non siamo pronti
Le mense scolastiche sono l’argomento di discussione più “caldo” tra i genitori in questo inizio d’anno. Due gli aspetti controversi: la possibilità di portarsi il pasto da casa, ammesso da una recente sentenza del tribunale di Torino, al posto del servizio mensa, e l’opzione vegetariana o addirittura vegana integrale da garantire come altre scelte (di tipo religioso o basate sulle convinzioni personali). «Sì, stanno arrivando anche da noi delle richieste sia di poter portare a scuola il pasto da casa, sia di poter avere a disposizione l’opzione vegana: non molte, ma qualcuna c’è e abbiamo cominciato a ragionarci» ha detto Mauro Vecchi, dirigente dell’Istituzione scolastica comunale, ieri mattina al termine di una riunione nella quale sono stati affrontati anche questi temi. Il caso-panino è molto recente, visto che la sentenza torinese risale a una settimana fa: è però dilagato con grande rapidità, anche perché il costo della mensa scolastica può essere un incentivo per molte famiglie a fare da se. La posizione dell’Istituzione scolastica è in fase di definizione: «Premesso che la sentenza di Torino è vincolante per quel solo caso, il nostro orientamento è di rispettare il diritto soggettivo dei genitori che vogliono portare a scuola un pasto domestico, ma bisogna tenere conto delle esigenze di salubrità della mensa - è il ragionamento di Vecchi - Le possibilità di contaminazioni, portando cibo dall’esterno, aumentano di sicuro e quindi abbiamo chiesto all’Asl come agire. In seguito scriveremo a tutti i dirigenti scolastici che, nella loro autonomia, potranno decidere di accogliere le richieste dei genitori, tenendo conto appunto delle indicazioni di tipo sanitario». C’è da dire che a Torino si sono organizzati i genitori pro-mensa, per non mettere a rischio il servizio depauperato da eventuali emorragie di iscrizioni.
Se per il pasto da casa dovrebbe comunque essere questione di qualche settimana, forse di attendere la ripresa post-natalizia, il menu vegano sembra molto più lontano. Ad oggi viene garantito solo un pasto vegetariano, mentre regimi più rigorosi dipendono da prescrizioni mediche, e la situazione non sembra destinata a cambiare tanto presto, nonostante una circolare del ministero della Salute addirittura del maggio scorso che chiede di allinearsi alle linee guida del 2010 sulla libertà di scelta. «L’organizzazione deve poter rispondere a queste richieste, e al momento non è così, visto che stiamo ancora studiando come mantenere equilibrato il menù» conclude Vecchi. Risultato: per ora il vegetariano si può avere solo come “sottrazione” di carne, e il vegano per nulla.
Stefano Ciervo
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